Attacco dei mercati all’Italia: il governo penta-leghista lo vuole o lo teme?

Lega e M5s parlano di una sorta di profezia che rischia d'autorealizzarsi. In gioco tenuta di Italia ed euro, rischio sequel del 2011.

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Non è “l’estate del 2011” quando al governo c’era Silvio Berlusconi “che rinunciò per le sue aziende”. Luigi Di Maio non teme un possibile attacco speculativo nei confronti dell’Italia, ma dice: “Se qualcuno vuole usare i mercati contro il governo, sappia che non siamo ricattabili“. Così il vicepremier M5s, intervistato dal Corriere della Sera, respinge le prospettive di un attacco dei “fondi speculativi” paventate dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti. Poi rivendica la solidità dell’esecutivo gialloverde – “possiamo governare cinque anni” – e ribadisce la rotta del M5s, dai vaccini alle grandi opere, dal decreto Dignità alla legge di Bilancio, quella su cui si concentra l’attenzione dei mercati.

“Qualcuno vuole usare i mercati contro di noi? Non siamo ricattabili” – “Io non vedo il rischio concreto che questo governo sia attaccato”, risponde il vicepremier al Corriere, dopo che il leghista Giorgetti in un’intervista al quotidiano Libero ha detto di aspettarsi un “attacco speculativo” tra fine agosto e settembre. “La vecchia classe dirigente italiana ed europea vuol far abortire questo governo per non alimentare precedenti populisti“, è la teoria del sottosegretario. Le preoccupazioni di Giorgetti riguardano le agenzie di rating: prima Fitch il 31 agosto e poi Moody’s il 10 settembre renderanno noti i rating. Secondo i retroscena di molti quotidiani, il governo si sta preparando a eventuali valutazioni negative: il giudizio infatti potrebbe essere influenzato dall’andamento dello spread, in crescita da quando sul tavolo è arrivata la manovra. “Non credo che avremo un attacco speculativo”, è invece la posizione del vicepremier M5s. Che aggiunge: “Se qualcuno vuole usare i mercati contro il governo sappia che non siamo ricattabili. Non è l’estate del 2011 e a Palazzo Chigi non c’è Berlusconi, che rinunciò per le sue aziende”. Come Giorgetti, anche il leader M5s ribadisce che “con la Lega possiamo lavorare cinque anni in piena lealtà”, replicando alla prospettiva della fine del governo già dopo le Europee.

L’esecutivo, scrive La Stampa in un retroscena, ha intrecciato un fitto dialogo con il presidente della Bce Mario Draghi per studiare possibili contromosse a un attacco che – scrive il quotidiano di Torino – nei corridoi di Palazzo Chigi è stato ribattezzato “l’imponderabile“, ma che comunque viene considerato una possibilità remota. A incontrare Draghi è stato anche Paolo Savona. Un faccia a faccia “per tranquillizzare la Ue”, scrivono molti giornali. Di Maio conferma l’incontro ma non le ragioni: “No, è andato perché è giusto che il ministro degli Affari europei interloquisca con la Bce. Le nostre idee mirano a stabilizzare la situazione economica italiana”, continua Di Maio, spiegando che non ci sarà nessuno strappo con Bruxelles: “I provvedimenti fondamentali del contratto li faremo col massimo rispetto degli equilibri di bilancio, ma anche chiedendo all’Europa di farci fare le riforme che ci permetteranno di abbattere il debito pubblico“.

La legge di Bilancio – Di Maio è quindi ottimista in vista delle “sfide cruciali di settembre”, come le ha definite il premier Giuseppe Conte: “Il decreto Dignità aumenterà la produttività delle aziende. La Flat tax e il reddito di cittadinanza ci permetteranno di aumentare la domanda interna”. E al Corrierepromette che non servirà chiedere flessibilità all’Europa per superare il tetto del 3% del deficit: “Non ci sarà bisogno di sforarlo. Con Conte e Tria convinceremo la Ue a farci fare riforme che porteranno all’abbassamento del debito e all’aumento della domanda interna. Inoltre, come abbiamo già fatto, porteremo avanti una lotta senza quartiere a tutti gli sprechi e tagliandoli troveremo risorse da poter utilizzare”.

La leva obbligaria: “Superarla una buona cosa” – Sulla legge di Bilancio per ora quindi l’intesa di governo è salda, stando a Di Maio. “Salvini e io ci capiamo al volo e medieremo tra di noi”, ripete infatti il vicepremier al Corriere. Stoppata invece la nuova provocazione lanciata dal vicepremier leghista: valutare il ritorno del servizio militare. Di Maio si schiera con la ministra della Difesa Elisabetta Trenta: “Pur ritenendo che la leva obbligatoria sia stata un’esperienza formativa, credo sia stata una buona cosasuperarla“. Non è la prima volta che il vicepremier M5s deve mettere un’argine agli annunci del suo collega leghista, ma di fronte alle domanda del Corriere rifiuta l’idea di sentirsi in ombrarispetto allo strapotere mediatico del ministro dell’Interno.

“Dl per ricostituire la cassa integrazione” – Di Maio non rimpiange infatti il dicastero che ha scelto, Lavoro e Sviluppo economico, per “stare vicino alle persone che soffrono“. E dice: “Ho ascoltato le dichiarazioni di voto degli esponenti della Lega sul decreto dignità e le avrei fatte uguali io”. Sottolineature per ricucire le distanze, partendo dagli obiettivi comuni, come ” risolvere lo sfascio della sinistra, che ha distrutto i diritti socialidegli italiani”. Da qui Di Maio rilancia le prossime mosse da ministro del Lavoro. Innanzitutto “risolvere il problema dei ‘prenditori‘ che se ne vanno all’estero e, come ha fatto la Bekaert, lasciano 318 famiglie in strada”. E di conseguenza il nuovo provvedimento che ha in mente: “Un decreto legge per ricostituire la cassa integrazione per cessazione”.

Grandi opere: “Salvini e io abbiamo visioni differenti” –Detto della leva obbligatoria, il vero tema su cui le distanze con Salvini rimangono nette è sempre quello delle grandi opere. “La tav come è scritto nel contratto va ridiscussa”, è la posizione da cui non si schioda il ministro dello Sviluppo economico, dopo che venerdì a In Onda su La7 aveva definito l’Alta Velocità “un’opera di 30 anni fa in cui nessuno crede più“. Per quanto riguarda il tap invece, “sarà il presidente del Consiglio a trovare un’intesaentro fine anno“. Di Maio non nasconde dunque che “Salvini e io abbiamo visioni differenti“, ma aggiunge che “troveremo la soluzione anche qui”.

Vaccini: “M5s mai stato contro” – Oltre alle divisioni nel governo, il Corriere chiede conto anche delle divisioni interne al M5s sul tema vaccini. “Voglio mettere a tacere qualche idea malsana contro i vaccini“, replica di Maio, specificando che il M5s “non è mai stato contro“, però contesta l’idea di “legare l’obbligo alla frequenza scolastica“. “La mamma che si vanta di aver falsificato l’autocertificazione sappia che rischia fino a due anni di galera. La legge va applicata, perché non si gioca con la salute”, continua Di Maio commentando l’ultimo fatto di cronaca. Pochi giorni fa gli stessi Cinquestelle hanno dovuto prendere le distanze dal loro consigliere regionale del Lazio Davide Barillari dopo la frase: “La politica viene prima della scienza“. Il vicepremier parla allora della proposta dell’obbligo flessibile che rappresenta la posizione nero su bianco del M5s: “C’è un disegno di legge che sarà approvato nei tempi parlamentari – spiega – quel che noi non vediamo di buon occhio è legare l’obbligo alla frequenza scolastica, invece che introdurlo quando c’è il rischio di epidemie“.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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