Germania e Francia battono Italia, mancano sedi consolari per assistere le imprese all'estero - Wsi.co

Germania e Francia battono Italia, mancano sedi consolari per assistere le imprese all’estero

Un interessante studio inedito presentato da Nelli Feroci (IAI), Mason (CGIA Mestre) e De Luigi (Sindacato Nazionale Dipendenti Ministero Affari Esteri).

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Mentre in Germania per sostenere il 50% dell’export è sufficiente lavorare con 50 imprese, tutte dotate di proprie “diplomazie aziendali” attive nei vari scenari, in Italia per giungere alla stessa percentuale ne occorrono quasi 1000 e solo pochissime possono sostenere gli oneri di una “diplomazia aziendale”. Da qui il ruolo essenziale della rete diplomatico-consolare nell’affiancare e sostenere le nostre imprese nei vari mercati e presso le varie istituzioni internazionali anche nella prospettiva dell’aumento delle esportazioni italiane. Le risorse destinate alla rete diplomatico-consolare sono state tuttavia ridotte del 30% negli ultimi anni, pur dovendo far fronte anche ad accresciuti servizi per i connazionali residenti all’estero (5,3 milioni di persone, rispetto ai 1,8 milioni della Francia), nonché alle crescenti attività connesse alla presente situazione geo-politica.

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E’ stato presentato oggi a Roma presso l’Istituto Affari Internazionali (IAI) lo studio di Unioncamere del Veneto e del CGIA di Mestre sulla Farnesina e la sua rete estera in relazione al tessuto produttivo nazionale: si è trattato del primo lavoro multisettoriale sull’argomento che ha preso in considerazione la consistenza, anche rispetto agli altri Paesi, della presenza istituzionale italiana all’estero. Alla presentazione erano presenti il Presidente dello IAI, Ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, il Presidente di Unioncamere del Veneto, Mario Pozza, il Direttore del CGIA di Mestre, Renato Mason e il Presidente del Sindacato Nazionale Dipendenti Ministero Affari Esteri (SNDMAE), Francesco Saverio De Luigi, che ha sostenuto lo studio.

Nell’introdurre la presentazione, il Presidente dello IAI, Amb. Ferdinando Nelli Feroci, ha evidenziato che lo studio non solo giunge in un momento di significativi mutamenti geopolitici che richiedono sempre più impegno e investimenti in politica estera, ma ha anche sottolineato  la grave e crescente contraddizione tra l’attuale dimensione della Farnesina e il suo crescente ruolo vitale per il sostegno alle esportazioni, specie per le PMI, e per l’assistenza alla collettività italiana all’estero, oggi pari a circa 5,3 milioni di persone rispetto ad esempio agli 1,8 milioni della Francia. Tale contraddizione è resa più evidente dal confronto con le risorse finanziarie e di personale di cui dispongono altri Paesi europei, come si evince nello studio.

Le risorse destinate alla Farnesina per le sue attività istituzionali (escludendo gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo e finanziamenti obbligatori come ad esempio i contributi all’ONU), sono oggi pari allo 0,10% del Bilancio dello Stato (rispetto allo 0,14% del 2011), corrispondente allo 0,005% del PIL, in costante diminuzione e in controtendenza rispetto alle esigenze del “Sistema Paese”. Anche dal punto di vista della dotazione di risorse umane negli ultimi anni si è assistito a un calo sensibile, dalle 4852 unità di personale di ruolo del MAECI del 2008 si è passati alle 3825 unità del 2016.

Da parte del Direttore del CGIA di Mestre, Renato Mason, è stato, quindi, sottolineato che la natura diffusa e internazionale della nostra imprenditoria richiede che l’azione di sostegno all’internazionalizzazione sia sostenuta da strutture sempre più specializzate, efficaci e con maggiori risorse, in quanto per coprire più bisogni occorre rivolgersi contemporaneamente a molti più soggetti. In Germania, per assistere il 50% delle esportazioni (che a sua volta è superiore del 50% del totale delle esportazioni italiane) è sufficiente lavorare con sole 50 imprese; per arrivare alla stessa percentuale in Italia si lavorerà con quasi 1000 imprese, più piccole e con richieste di sostegno, quindi, ben più articolate. Ciò ha tuttavia una ricaduta molto elevata sulle esportazioni che costituiscono il 30,4% del PIL italiano e un incremento di 6-7 punti percentuali è un obiettivo tutt’altro che irrealistico.

Già ora, ha proseguito Mason, la stima, per difetto, del valore generato dall’azione della Farnesina in favore delle imprese rappresenta, secondo un recente studio sull’impatto della diplomazia economica realizzato dalla Prometeia, l’1,4% del PIL, che corrisponde ad un valore aggiunto di oltre 21 miliardi di euro, sostenendo oltre 230 mila occupati e generando entrate fiscali per 7 miliardi. I margini di miglioramento sono significativi alla luce del tessuto produttivo italiano, dove pochissime sono le imprese che possono disporre di una propria “diplomazia aziendale” in grado di operare con i Governi esteri e le istituzioni internazionali, tra cui l’UE dove si decidono le regole del mercato interno comunitario. Tutte le altre imprese devono fare un affidamento comparativamente maggiore sulla presenza istituzionale all’estero e in particolare sulla rete diplomatico-consolare.

 

“A differenza dei nostri principali partner europei – segnala il Presidente di Unioncamere Veneto Mario Pozza – le aziende  italiane che esportano presentano delle dimensioni contenutissime. Si pensi che il 93,7% delle 195.000 imprese che vendono i propri prodotti all’estero hanno meno di 50 addetti.  Realtà piccole e micro che possono contare solo sulle proprie forze e sulla qualità dei propri manufatti. A differenza delle imprese produttive più strutturate che, invece, possono contare su filiali commerciali o catene distributive anche fuori confine, le piccole sono aziende che hanno bisogno di strutture in grado di studiare i nuovi mercati, di stabilire i contatti in loco e di promuovere anche le politiche e i servizi post-vendita. Specificità che la diplomazia economica deve continuare  a offrire perchè la qualità del servizio fino ad ora erogato, grazie alle risorse umane a disposizione, presenta livelli di eccellenza non riscontrabili altrove”.

Dal raffronto del bilancio al netto degli interventi del MAECI, si evince che già oggi la Farnesina è un “moltiplicatore” pari a 20: ogni euro di spesa pubblica ad essa destinato ha contribuito a generare 20 euro di crescita all’Italia, naturalmente grazie a un lavoro “di squadra” con le imprese nostrane, con le associazioni di categoria e il sistema camerale.

Da parte sua il Presidente di Unioncamere del Veneto, Mario Pozza, ha proseguito evidenziando il valore per il “Sistema Italia” della rete rappresentata dalle 124 Ambasciate e 80 Consolati italiani nel mondo. Tuttavia anche per effetto dei “tagli” operati nell’ultimo decennio, vi è una grave carenza di personale sulla rete diplomatico-consolare italiana rispetto a quella di altri Paesi nostri “competitors”: presso una grande Ambasciata italiana all’estero, quella di Pechino, lavorano in tutto 11 diplomatici; mentre ve ne sono 30 presso quella francese e 51 presso quella tedesca.

Tale disparità si riscontra su tutta la rete estera, sulla quale incide tra l’altro l’aggravio di lavoro – particolarmente oneroso per le sedi di ridotta dimensione – determinato dalla complessa normativa amministrativo-contabile italiana, costituita da quasi 6000 articoli, spesso difficilmente applicabile in contesti radicalmente diversi dal nostro.

“Nei prossimi anni – afferma il segretario della CGIA Renato Mason – ci sarà ancor più l’esigenza di fornire un forte sostegno alle nostre imprese, soprattutto quelle che operano al di fuori dell’Ue. L’internazionalizzazione dell’economia  si accompagna sempre più alla richiesta di un efficace sostegno istituzionale in favore dei rispettivi sistemi economici, rilanciando l’importanza della diplomazia economica, chiamata a difendere in modo sempre più attivo i nostri interessi. A differenza degli altri Paesi, risulta evidente l’unicità della struttura produttiva italiana che genera bisogni specifici sui mercati internazionali. Confrontando i risultati emersi dell’indagine sugli ostacoli all’internazionalizzazione promossa nel 2013 dalla Commissione europea, emerge come, rispetto alla Germania, per l’Italia i bisogni primari siano assai più stringenti, legati alla raccolta di informazioni, oltre che alla selezione di partner e risorse affidabili sul mercato in cui inserirsi, fasi che possono essere assolte con disinvoltura da una queste strutture istituzionali di alto profilo professionale”.

In quasi il 50% delle Ambasciate italiane lavorano al massimo 2 fuzionari diplomatici e nel 23% dei casi ve ne presta servizio solo 1 e la situazione comparata fornisce anche in questi casi risultati analoghi. Ad esempio in Svezia, con cui l’Italia ha un interscambio bilaterale di circa 8 miliardi di euro ed ha ricevuto investimenti esteri (IDE) che assicurano tra i 150.000 e i 200.000 posti di lavoro, la nostra Ambasciata ha 2 funzionari diplomatici, mentre la Francia ne ha 7, la Spagna 6 e la Germania 13.

Al riguardo il Presidente del SNDMAE, Francesco Saverio De Luigi, sottolinea che ancora più grave è la situazione se si tiene conto del personale non diplomatico e dei contrattisti locali. La Farnesina, per effetto combinato dei pensionamenti e del blocco delle assunzioni, ha già perso circa 1000 persone negli ultimi anni e ne perderà 100 l’anno in futuro. Sono numeri piccoli a livello nazionale, ma – ha proseguito – dirimenti per la posizione dell’Italia nel mondo e per gli interessi delle imprese e dei cittadini. A suo avviso oltre a mantenere il concorso diplomatico ed allargare subito la relativa pianta organica (diminuita di oltre il 10% nell’ultimo decennio), occorre procedere con almeno 1200 assunzioni di personale di ruolo non diplomatico e procedere senza ulteriori esitazioni a una politica di formazione dedicata ed efficace in vista degli incarichi da svolgersi all’estero. “Un diplomatico inglese che venga trasferito in un Paese arabo passa un anno di previa formazione al Cairo: non possiamo sognare la luna, ma 3 mesi di formazione dedicata a Roma, prima della partenza, è un atto dovuto. Andare avanti come ora – ha concluso De Luigi – è inverosimile”.

L’export italiano per impresa (classe di addetti):

il 54% dell’export è in capo alle PMI, quelle sotto i 50 addetti esportano per 1/4 del totale

Valori dell’export in milioni di euro

 

Classe di addetti 2011 2012 2013 2014 2015 Var. ass. 2015-2011
0-9 24.483 22.955 22.523 23.629 23.709 -775
10-19 23.709 26.973 25.825 24.483 25.158 +1.449
20-49 42.311 43.758 43.882 44.568 45.642 +3.332
50-99 39.950 40.577 42.081 43.666 46.071 +6.121
100-249 63.145 64.813 65.361 70.146 69.433 +6.288
250-499 43.413 44.432 42.796 42.104 49.214 +5.801
500 e oltre 119.346 124.130 128.075 129.959 131.606 +12.260
Totale 356.358 367.638 370.543 378.554 390.834 +34.476
             
PMI (<250 addetti) 193.598 199.077 199.671 206.491 210.014 +16.416
quota % PMI su totale 54,3 54,2 53,9 54,5 53,7  
             
    di cui Piccole Imprese
    (<50 addetti)
90.503 93.686 92.229 92.679 94.509 +4.006
    quota % Piccole Imprese su totale 25,4 25,5 24,9 24,5 24,2  

 

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati ICE-Istat

 

L’export italiano delle PMI: in 5 settori supera i 2/3 del totale

Anno 2015 (valore dell’export in milioni di euro e inc. % PMI su totale)

Settori PMI

(<250 addetti)

Grandi imprese Totale export Inc. % PMI/totale
Legno e sughero (esclusi i mobili) ecc. 1.321 201 1.523 86,8
Gioielleria, occhialeria, articoli sportivi ecc., rip. e install. di macchine 7.021 2.640 9.661 72,7
Fabbricazione di mobili 5.655 2.359 8.014 70,6
Industrie tessili 5.695 2.478 8.173 69,7
Fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche 9.607 5.210 14.816 64,8
Industrie alimentari, delle bevande e del tabacco 15.523 8.660 24.183 64,2
Metallurgia e Fabbricazione di prodotti in metallo 24.814 14.764 39.578 62,7
Fabbricazione di macchinari/apparecchiature 37.174 23.141 60.315 61,6
Fabbricazione di articoli in pelle e simili 8.796 5.939 14.735 59,7
Fabbricazione di prodotti chimici 10.709 9.074 19.783 54,1
Altri prodotti lavorazione minerali non metalliferi (vetro-ceramica ecc.) 4.449 3.834 8.282 53,7
Confezione articoli abbigliamento, di articoli in pelle e pelliccia 6.275 5.973 12.248 51,2
Computer e prodotti elettronica/ottica ecc. 4.154 4.135 8.289 50,1
Carta, stampa ecc. 3.361 3.520 6.880 48,8
Apparecchiature elettriche e per uso domestico non elettriche 7.976 9.006 16.982 47,0
Fabbricazione di altri mezzi di trasporto (diversi da autoveicoli) 2.252 9.371 11.623 19,4
Fabbricazione di prodotti farmaceutici e preparati farmaceutici 2.366 16.310 18.676 12,7
Fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi 3.934 27.860 31.793 12,4
Fabbricazione di coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio 176 9.153 9.329 1,9
Totale attività manifatturiere 161.256 163.627 324.884 49,6
Commercio; riparazione di autoveicoli e motocicli 43.885 12.014 55.898 78,5
Altre attività dei servizi 4.873 5.179 10.052 48,5
         
TOTALE EXPORT 210.014 180.820 390.834 53,7

 

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati ICE-Istat

Numero di PMI che esportano: cresce di anno in anno

Si tratta del 99% del totale imprese che esportano

Classe di addetti 2011 2012 2013 2014 2015 Var. ass. 2015-2011
0-9 121.101 123.455 125.403 127.409 129.314 +8.213
10-19 33.794 33.162 33.063 32.916 33.074 -720
20-49 21.257 21.004 20.586 20.301 20.212 -1.045
50-99 6.857 6.726 6.632 6.458 6.575 -282
100-249 3.851 3.765 3.717 3.742 3.749 -102
250-499 1.091 1.082 1.064 1.059 1.095 +4
500 e oltre 811 801 797 805 813 +2
Totale 188.762 189.995 191.262 192.690 194.832 +6.070
             
PMI (<250 addetti) 186.860 188.112 189.401 190.826 192.924 +6.064
quota % PMI su totale 99,0 99,0 99,0 99,0 99,0  
             
    di cui Piccole Imprese
    (<50 addetti)
176.152 177.621 179.052 180.626 182.600 +6.448
    quota % Piccole Imprese su totale 93,3 93,5 93,6 93,7 93,7  

 

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati ICE-Istat

 

La quota di imprese che esporta cresce al crescere della dimensione

(anno 2015)

È quindi fondamentale supportare le imprese più piccole nei rapporti con l’estero

 

Classe di addetti Numero Imprese esportatrici Inc. % su totale imprese attive
0-9 129.314 3,2
10-19 33.074 26,5
20-49 20.212 40,8
50-99 6.575 48,7
100-249 3.749 51,9
250-499 1.095 54,0
500 e oltre 813 57,5
Totale 194.832 4,6

 

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati ICE-Istat

 

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