La crisi dell’editoria fa un’altra vittima: “Tempi” trasloca su Internet

Schiacciata dai costi e dalle scarse vendite (e senza finanziamenti pubblici), per sopravvivere la rivista abbandona le edicole.

La crisi dell’editoria è ancora un fiume in piena, per il quale non sono stati trovati argini sufficienti a contenere l’emorragia. Ecco perché, nella frontiera del Terzo Millennio, si decide che a dare le carte sia il web. Ma questo è anche lo stesso motivo per cui, almeno in Italia, anche se da altri parti non se la passano meglio, nessun editore ha ancora imparato a trasformare i click in soldi.

L’ultimo magazine a lasciarci le penne, anzi le pagine, è “Tempi”, che trasloca su Internet. Quasi a confermare la tesi dello studioso di editoria americana, Philip Meyer, il quale ha previsto che l’ultima copia sgualcita su carta del “New York Times” sarà acquistata nel 2043. E che quella sarà la data del funerale della carta. “Nessun uomo è così vecchio da non immaginare di poter vivere un anno ancora, ammetteva Cicerone. Nessun direttore è così avveduto da non illudersi di poter restare in edicola una settimana di più”, inizia così l’editoriale di Alessandro Giuli, direttore di “Tempi”, che comparirà nell’ultima edizione cartacea della testata. “Ma poi arriva il momento in cui bisogna fare i conti con la realtà: dopo ventitré anni di onorata presenza, dopo nove mesi (una gestazione) di spericolato rilancio, Tempi si sveste del suo abito cartaceo e trasloca online. Ragioni economiche, anzitutto, inducono a una scelta a modo suo traumatica ma obbligata”, ha aggiunto.

“Le premesse della ripartenza erano chiare – si legge ancora -: il settimanale doveva viaggiare con le proprie gambe in termini di vendite, abbonamenti e fatturato pubblicitario, è stato fatto il possibile, anzi l’impossibile: non è bastato. In una logica rigorosa di libero mercato, in assenza di sovvenzioni pubbliche o di mecenatismi rinascimentali, è doveroso fare un passo indietro. A volte si retrocede per ritirarsi in buon ordine, nell’attesa di una nuova sortita incoraggiata da migliori condizioni ambientali. Altre volte, addirittura – ha concluso -, s’indietreggia di parecchi metri per poter spiccare un triplo salto in avanti. Non so ancora quale sia il caso nostro”.

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