Rischio Italia: CDS prezza più dei titoli analoghi di Russia o Indonesia

Per non umiliare il Paese e il governo, a Bruxelles si discute una nuova opzione, che faccia uscire l’Italia dalla sua paralisi di politica economica senza mettere Roma …

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Per non umiliare il Paese e il governo, a Bruxelles si discute una nuova opzione, che faccia uscire l’Italia dalla sua paralisi di politica economica senza mettere Roma troppo in difficoltà: una procedura per «squilibri economici eccessivi» come l’alto debito o la produttività immobile.

Il «Programma nazionale di riforma» dell’Italia, 169 pagine di misure prese o previste dal governo per uscire da un quindicennio senza crescita e molto debito, è appena arrivato a Bruxelles. Ma l’esame si preannuncia già delicatissimo.

I tecnici della Commissione Ue stanno studiando il testo, ma non serve molto per cogliere le differenze fra il loro giudizio e quello del governo quanto alla direzione dell’Italia. Nel documento il ministero dell’Economia giudica la riforma della pubblica amministrazione «eseguita all’80%» nel 2016, mentre in uno studio di due mesi fa la Commissione definisce i progressi «limitati». Il ministero valuta la riforma del mercato del lavoro come compiuta al 90% nel 2016, mentre Bruxelles parla di «qualche progresso». Sulla lotta all’evasione, da parte italiana si considera che le misure necessarie siano già state messe in opera al 75%, invece la Commissione Ue parla di passi «limitati». Il programma italiano poi evita valutazioni quanto alla legge di concorrenza o a altre misure per facilitare l’accesso alle professioni o il lancio di un’impresa mentre, di nuovo, le riserve dei tecnici europei sono evidenti.

Fin qui è normale dialettica fra amministrazioni diverse. Eppure non riguarda un Paese che sembra normale ai mercati finanziari. Il costo del debito italiano espresso nei rendimenti dei titoli di Stato a dieci anni (ieri risalito al 2,25%) nell’ultimo anno è lievitato più che in qualunque fra le principali economie del mondo – secondo Bloomberg – eccetto il Messico. Secondo Reuters oggi assicurare un buono del Tesoro di Roma contro l’insolvenza costa più che per i titoli analoghi della Russia o dell’Indonesia: un sintomo delle riserve degli investitori in vista del 2018, quando la Banca centrale europea dovrà smettere di comprare nuovo debito pubblico italiano.

Niente di tutto questo sfugge nella Commissione Ue. Non sfugge che molte iniziative del governo sono ferme da un anno, o che sulla riforma del catasto, l’apertura del mercato, le privatizzazioni o le procedure giudiziarie necessarie a superare la crisi bancaria il «programma» inviato dall’Italia sembra debole. La correzione dei conti da 3,4 miliardi c’è, come richiesto, ma anch’essa arriva con una sorpresa che a Bruxelles è stata notata: doveva essere una misura in più, oltre all’intervento previsto per l’anno prossimo; invece dal ministero dell’Economia si è già fatto filtrare che sarebbe un anticipo della prossima manovra, dunque dovrebbe sottrarre incisività ad essa.

Non è uno strappo drammatico, solo che non era quanto pattuito. Da tempo la Commissione Ue è disposta a ridisegnare un percorso più lento di calo del deficit per l’Italia, anche nel 2018. Ma questo ennesimo intoppo dà la misura a Bruxelles di quanto il governo sia stretto fra il fuoco amico del partito democratico e quello potenzialmente letale dei mercati. Di qui le riflessioni in corso nella Commissione Ue su come spingere l’Italia a fare qualcosa che renda più credibili le sue prospettive future di crescita, e tuteli un po’ meglio dagli agguati il Paese mentre si addentra nel canyon elettorale e finanziario del 2018.

Certo non con una procedura per deficit eccessivo, che sarebbe una forzatura dopo la correzione da 3,4 miliardi. A Bruxelles si discute però un’altra opzione, che faccia uscire l’Italia dalla sua paralisi di politica economica senza mettere il governo troppo in difficoltà: una procedura per «squilibri economici eccessivi» come l’alto debito o la produttività immobile. Per ora non ci sono decisioni e l’ingranaggio potrebbe non essere mai innescato.

Ma proprio per non umiliare il Paese e il governo, finendo per fare il gioco delle tante forze euroscettiche in Italia, nella Commissione Ue si è pensato a far progredire procedure simili anche per altri Paesi in parallelo all’Italia. Secondo Bruxelles oggi soffrono di «squilibri economici» Germania, Irlanda, Spagna, Olanda, Slovenia e Svezia, mentre Italia, Bulgaria, Francia, Croazia, Portogallo e Cipro ne hanno di «eccessivi». Le condizioni più stringenti sarebbero per Roma, in parallelo a un ammorbidimento della stretta sul deficit per tutti, così l’Italia non verrebbe isolata.

Del resto il Paese e soprattutto le sue banche in crisi sono nei pensieri di molti. David Lipton, numero due del Fondo monetario internazionale, di recente ha prospettato l’ipotesi di un piano europeo per l’Italia simile a quello che ha funzionato in Spagna (anche qui, con linea morbida sul deficit). E in Francia la squadra di Emmanuel Macron, il candidato presidente, vede proprio nella fragilità finanziaria dell’Italia il principale ostacolo per poter convincere Berlino a una riforma dell’euro che includa investimenti e un bilancio comuni. La pressione dalle capitali estere dunque salirà. Magari prima che siano i mercati a indurre le forze politiche italiane a concentrarsi, finalmente, sui fatti.

Fonte: Corriere della Sera

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