Scandalo: certi magistrati sono collusi con le banche corrotte

Licenziateli. Un provvedimento di sequestro da 108 milioni ai danni della Pop. Vicenza resta sei mesi sulla scrivania del gip cittadino.

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La mancanza di giustizia è un provvedimento di sequestro da 108 milioni di euro ai danni della banca e di due ex manager che resta sei mesi sulla scrivania del gip di Vicenza. Poi concede il sequestro ma spedisce l’ indagine a Milano, che però non la vuole e la manda in Cassazione. Che deve ancora mettere in calendario la sua pronuncia.

La mancanza di giustizia sono le migliaia di denunce per truffa che i risparmiatori-azionisti di Veneto Banca hanno inviato alla procura di Treviso, che le girava a Roma «senza neppure guardarle», confessava mesi fa il procuratore capo di Treviso, Michele Dalla Costa. Un giro di posta andato avanti fino al maggio scorso, quando la Cassazione ha stabilito che la competenza per la truffa è di Treviso, dove tra qualche giorno dovrebbe arrivare un nuovo magistrato ad occuparsene. A due anni di distanza dalle prime denunce, sul filone della truffa – dal quale possono dipendere le rivalse in sede civile – a Veneto Banca non è successo assolutamente niente.

La mancanza di giustizia è la foto di Zonin in via Montenapoleone (immagine in alto), nei giorni del salvataggio pubblico di quella che fu la “sua” banca. «Un arrogante. Lo è sempre stato e lo è rimasto», dice Renato Bertelle, avvocato e presidente di una associazione di azionisti che criticava il “sistema Zonin” anche in tempi non sospetti.

Popolare di Vicenza: perché Zonin va arrestato

«È vero, è un arrogante e l’ arroganza è una malattia che non conosce cura – dice una persona che lo conosce bene -. La cosa peggiore è che non si ritiene responsabile di quanto è successo». La sua eredità è un cumulo di macerie, neppure tanto metaforiche.

La Fondazione Roi, nata per essere la cassaforte culturale della città, rischia di finire commissariata. Aveva investito una fetta importante del suo patrimonio in azioni della Popolare. Gianni Zonin ne era il presidente ed è rimasto attaccato fino all’ ultimo, fino a quando un anno fa non è stato di fatto cacciato dal nuovo cda targato Atlante.

Il consigliere comunale di Vicenza Claudio Cicero chiede a Intesa di «vendere a un euro» la sede della banca al Comune, per trasformarla nel nuovo municipio: «Sarebbe un giusto risarcimento per una comunità tradita e ferita».

«Mi faccia un’ altra domanda», risponde il procuratore capo di Vicenza Antonino Cappelleri al più banale dei «come va?». I ritardi del gip e il decreto del governo sul salvataggio vanificano una strategia dell’ accusa perseguita per mesi. «Il senso giuridico principale del sequestro era di azionare la responsabilità dell’ ente. Secondo la legge 231, quanto sequestrato sarebbe potuto andare a ristorare le persone offese».

Il decreto del governo ha poi svuotato la banca, trasferendo il ramo d’ azienda sano a Intesa Sanpaolo e lasciando le cause nella “bad bank” in liquidazione. Che prima di poter risarcire gli azionisti truffati, dovrà rimborsare il prestito a Intesa, lo Stato, le spese della procedura e tutti gli altri creditori. Quando è arrivato il giudizio del gip, il procuratore si è lasciato andare a qualche commento di troppo sul collega e si è beccato una censura dell’ Anm.

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Il giudice Cecilia Carreri, trattata a pesci in faccia

«È una questione di competenze che nelle piccole procure non ci sono ma anche, è innegabile, di condizionamenti ambientali», dice un investigatore che si è occupato a lungo di una delle due inchieste. A Vicenza è ancora vivo il caso dello scontro tra la gip Cecilia Carreri e l’ allora procuratore capo Antonio Fojadelli. La prima voleva che si indagasse su PopVicenza, il secondo no. La prima ha lasciato la magistratura mentre il secondo è stato assunto in banca.

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Antonio Fojadelli, il magistrato che ha fatto una melina indecente. Poi assunto in banca

Cappelleri dopo quasi due anni si appresta a chiudere il primo troncone dell’ inchiesta. Aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza per 19 persone, tra le quali lo stesso Zonin. Poi vediamo. Se i commissari dimostrano che la banca era in stato d’ insolvenza e se il tribunale la dichiarerà, allora potrà essere contestato il reato di bancarotta. Niente insolvenza, niente bancarotta.

Per Veneto Banca ha indagato la procura di Roma e l’ avviso di fine indagini è arrivato qualche settimana fa. Stessi reati, modalità analoghe. «Ma loro sono partiti prima», spiega Cappelleri. Anche qui potrebbe scattare la bancarotta, poi sarà da vedere quale sarà la procura competente. La giustizia può aspettare.

Fonte: La Stampa

***

Così fu massacrata la giudice che  nel 2002 voleva fa processare Zonin per truffa.

Con una montatura giornalistica, poi smentita dalle sentenze, Cecilia Carreri, fu fattta passare per un’assenteista che andava in regata durante la malattia (invece era in ferie). Ha chiesto di riavere la toga, ma il Ministro Orlando blocca la pratica.

di FRANCESCO BONAZZI

Cecilia Carreri era GIP a Vicenza. Nel 2002 capì che nella Banca Popolare presieduta da Gianni Zonin qualcosa non andava e si rifiutò di archiviare l’inchiesta che era stata aperta per truffa, falso in bilancio e conflitto di interessi. Una montatura giornalistica la costrinse a lasciare la magistratura.

L’aumento dei magistrati in Veneto é una decisione che è stata presa a prescindere dalle inchieste sulle banche. I1 Veneto é considerato regione fondamentale dal punto di vista economico, e l’economia deve essere sostenuta da un sistema giudiziario efficiente». Queste belle parole le ha pronunciate il 26 luglio scorso Andrea Orlando, ministro della Giustizia, in visita al tribunale di Vicenza. I vertici della magistratura locale gli avevano chiesto quattro giudici e due Pm, una miseria. Ma nel frattempo succede che lo stesso guardasigilli si tenga inspiegabilmente sul tavolo la domanda di rientro in servizio di Cecilia Carreri, il giudice per le indagini preliminari che nel 2002 si oppose alla richiesta di archiviazione di una prima, profetica, inchiesta sulla Banca popolare di Vicenza, e che tre anni dopo subi un linciaggio senza precedenti dai colleghi in toga e dalla stampa. La fecero passare per una scansafatiche con una montatura inquietante, poi smentita da fatti e sentenze.
Proprio lei, l’unico magistrato che cerco di far processare per truffa e falso in bilancio l’allora presidente della Bpvi, Gianni Zonin, oggi indagato per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza dopo che 118.000 soci hanno perso 6,5 miliardi.
Il prode Orlando non solo blocca la pratica della Carreri, ma, evidentemente mal consigliato, si è addirittura opposto al ricorso al Tar del Lazio con il quale l’ex Gip ha chiesto l’anullité delle proprie dimissioni, presentate in totale stato di prostrazione.
Le disavventure della Carreri iniziano il 22 giugno 2002, quando rifiuta l’archiviazione del fascicolo 1973/01 <<a carico di Zonin Giovanni e altri», aperto per truffa, false comunicazioni sociali e conflitto d’interessi. L’inchiesta, avocata a sé dal procuratore capo Antonio Fojadelli, era partita da una serie di esposti di soci e dal memoriale di Giuseppe Grassano, uno dei tanti direttori generali (7 in vent’anni) silurati da Zonin. In sostanza, si accusavano i vertici della banca di aver occultato nel bilancio del 1998 ben 57 miliardi di lire di perdite sui derivati. Non solo, ma era stata segnalata un’operazione immobiliare sospetta e in conflitto d’interessi tra la banca e la famiglia Zonin. E poi c’era la storia di Acta, una società sempre del gruppo Zonin che si era fatta finanziare per 18 miliardi di lire dal Mediocredito trentino. Pochi giorni dopo l’erogazione del prestito, Bpvi aveva acquistato 18 milioni di obbligazioni proprio di quell’Istituto.
Nonostante la consulenza tecnica del perito della Procura, Marco Villani, ricostruisca tutti i passaggi delle transazioni sospette, il procuratore capo chiede l’archiviazione. Carreri invece resta colpita proprio da quella perizia e scrive: <<Le indagini dimostrano fatti e comportamenti molto gravi. Da queste emergono una continua commistione tra interessi istituzionali della Bpvi e interessi personali o societari del tutto estranei».
Quanto al buco sui derivati, il giudizio é netto; “Le perdite erano ingenti, vi erano elevati rischi speculativi, il danno dei soci evidente”. A quel punto, la decisione della Carreri é una bomba: imputazione coatta per il presidente della Bpvi. La patata bollente arriva tra le mani del giudice dell’udienza preliminare Stefano Furlani, il quale a gennaio del 2003 decide il non luogo a procedere
per i reati di truffa e false comunicazioni sociali, mentre rinvia alla Corte costituzionale le nuove orme del governo Berlusconi sul conflitto d’interessi, sospendendo cosi il giudizio.
Passano due mesi e la Procura generale di Venezia impugna la sentenza. Nel provvedimento si legge che <<il falso in bilancio é materialmente accertato», che le motivazioni che hanno portato all’archiviazione della vicenda immobiliare é semplicemente <<inaccettabile» e che il Gup di Vicenza <<ha palesemente travalicato i limiti delle sue funzioni».
Il fascicolo torna cosi a Vicenza, seppur dopo un incredibile errore di notifica a Zonin che faré perdere altro tempo. E qui arriva la seconda archiviazione. Anche questa volta Venezia non ci sta e impugna, lamentando <<un’illogica decisione assolutoria». A questo punto ci vogliono ben quattro anni per arrivare all’udienza preliminare di appello (2009), che sfocia in una nuova sentenza di non luogo a procedere per Zonin, <<nonostante appaia innegabile che le cond0tte delineino un conflitto di interesse tra gestore e istituto di credito amministrato».
I1 gip Carreri, nel frattempo, viene sommersa di fascicoli e isolata daic0lleghi.Continua a lavorare come un’ossessa, ma le tocca affrontare in rapida successione la malattia e la morte di entrambi i enitori. E alla fine paga i sacriéci con un periodo di depressione, al quale si aggiunge una serie di gravi patologie alla schiena.
A novembre del 2005 arriva la coltellata finale di alcuni magistrati. A Palazzo di giustizia si tiene un’assemblea per denunciare che la Carreri, mentre <<é in malattia», sta facendo una regata transoceanica.
Parte subito l’esposto al Csm, un giornale pubblica la sua foto al timone e fioccano titoloni pesantissirni sulla <<toga fannullona», che fa <<il giro del mondo mentre é in malattia».  La Verità perchè la Carreri non affatto in malattia: sta smaltendo le ferie arretrate. Non solo, ma una sessantina  rezza per essere diventata un capro espiatorio».
Dopo le dimissioni, la Carreri vince tutte le sue battaglie penali,acominciare dalle accuse di assenteismo e trufia ai danni dello Stato. ma ormai ha cucito addosso i1 marchio di giudice velista» in malattia. E visto che mediaticamente è << un mostro», non puo che finire davanti al registratore di Stefano Lorenzetto, che a settembre del 2012 la intervista per Il Giornale. La magistrata sventola per la prima volta assoluzioni e certificati medici, racconta di come si era inimicata molti colleghi, parla di <<trappo1one» di alcuni magistrati e poi rivela un episodio che, riletto oggi, fa riflettere:
<<A un certo punto scatto un’ispezione sul mio compagno di stanza. Quel magistrato aveva anche l’abitudine di andare a caccia nelle tenute private di un famoso imprenditore indagato per reati societari. Si da il caso che io abbia respinto una richiesta di archiviazione per quel suo amico industriale,
avanzata dal procuratore capo che mi faceva delle pressioni».
Lorenzetto a questo punto la incalza: <<Il procuratore capo avrà avuto i suoi buoni motivi per proporre l’archiviazione, non crede?». E la giudice rincara la dose: <<Il procuratore capo si assegnava le inchieste più scottanti e mi chiedeva di chiudere le indagini per infondatezza della notizia di reato.
E io respingevo le sue richieste. Insomma, evitavo l’insabbiamento dei processi». (Abbiamo cercato Cecilia Carreri per chiederle se oggi si sente di fare il nome di quell’irnprenditore, ma  comprensibilmente ha deciso di restare in silenzio.
L’ultima udienza del suo ricorso al Tar per l’annullamento ‘delle dimissioni è prevista nei prossimi giorni. Se il ministro Orlando volesse anche solo fare un beau geste nei confronti delle migliaia di vittime della Bpvi, potrebbe mettere una firma sotto quella domanda di rientro in servizio dell’unica toga che provo a tutelarle davvero. E magari riaffidarle l’inchiesta. Lei si che saprebbe dove mettere le mani.
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2 commenti

  1. belfagor

      

    verissimo roby. La magistratura, come terzo potere costituzionale, da quanto ho visto nella mia pratica professionale di anni, ha troppo potere e  il CSM svolge un ruolo patetico e troppo politico….. nel sanare le situazioni abnormi come quella descritta da questo articolo, con ‘sto giudice Fojadelli che ha fatto da ‘porte delle nebbie’ local/vicentino, e che poi – che indecenza – ha gettato la toga e ha avuto un posto nella stessa Pop. Vicenza. Non ho parole. Io li sbatterei in galera qualche annetto in cella comune con deliquenti comuni, ladri e stupratori. Un servizietto che cambierebbe il carattere a uomini/giudici quaquaraqua (e’ vero che ci sono le marce in ogni categoria, ma ripeto, questo e’ un potere costituzionale).
         

    Originariamente inviato da robyuankenobi: finalmente l’arcano  è stato svelato- perchè si è tanto riottosi nel condannare i banchieri? l’articolo lo spiega esaurientemente. Il bello è che a condannare questi giudici dovrebbero essere altri giudici. ridiamo adesso oppure aspettiamo?m

     

  2. robyuankenobi

      

    finalmente l’arcano  è stato svelato- perchè si è tanto riottosi nel condannare i banchieri? l’articolo lo spiega esaurientemente. Il bello è che a condannare questi giudici dovrebbero essere altri giudici. ridiamo adesso oppure aspettiamo?m