Bce pessimista su euro ed economia

Di fronte al nuovo deterioramento delle prospettive di crescita e inflazione per la zona euro l’istituto centrale di Francoforte non si pone alcun limite nella messa a punto …

Di fronte al nuovo deterioramento delle prospettive di crescita e inflazione per la zona euro l’istituto centrale di Francoforte non si pone alcun limite nella messa a punto di misure ancora più espansive. Questo il messaggio con cui Mario Draghi commenta l’ultima – l’ennesima – revisione al ribasso delle stime trimestrali su Pil e costo della vita elaborate dallo staff Bce.

Il quadro è addirittura ancora più fosco di quanto non dicano le stesse nuove stime, avverte il presidente, dal momento che gli sviluppi successivi al 12 agosto, data su cui si basano le ultime proiezioni dello staff, pongono rischi al ribasso persino sulle indicazioni diffuse oggi.

Sollecitato dalla stampa nel giorno in cui festeggia i suoi 68 anni, Draghi arriva addirittura a citare esplicitamente l’indebolimento della congiuntura cinese, in termini cronologici ultimo spettro per i mercati finanziari, riconoscendone le ricadute negative sulla fiducia.

“Non esiste limite alcuno che impedisca alla Bce di accelerare il ritmo delle misure [espansive] di politica monetaria” spiega ai giornalisti.

Il piccolo ma significativo provvedimento varato oggi – innalzato da 25% a 33% il limite massimo per la sottoscrizione di singoli asset nell’ambito degli acquisti ‘qe’ – è di per sé un segnale di quanta flessibilità rimanga ancora a una Bce più che mai determinata a portare a termine il programma espansivo.

Nel corso della riunione odierna non si è però già discusso di come potenziare il ‘qe’, precisa il presidente, né nessun banchiere si è detto del parere che una misura simile sia necessaria nell’immediato.

Opportuno a questo punto uno sguardo alle cifre delle nuove stime nero su bianco.

Nel caso del Pil della zona euro lo staff ha aggiustato a 1,4% da 1,5% l’attesa su quest’anno, a 1,7% da 1,9% quella sul prossimo e a 1,8% da 2% quella sul 2017.

Più significativo però guardare alla correzione al ribasso delle aspettative di inflazione, dal momento che esclusivo mandato della Bce è garantire la stabilità dei prezzi.

Proprio qui il tasto più dolente: la stima passa a 0,1% da 0,3% sul 2015, 1,1% da 1,4% sul 2016 e 1,7% da 1,8% sul 2017.

Diffusi soltanto lunedì scorso, i dati Eurostat fotografano per agosto un tasso annuo pari a 0,2%, senza dimenticare lo 0,1% della prima stima.

Inasprito dall’apparentemente inarrestabile correzione del greggio, fenomeno di cui come qualsiasi altro osservatore Francoforte non può che ignorare la durata, il raffreddamento dei prezzi continua quindi a configurarsi come nemico numero uno per la banca centrale.

Il calo dei costi energetici giova sì alla crescita, a patto però non trascini con sé i famigerati effetti ‘second round’, ovvero generalizzati e ritardati.

Per i prossimi mesi, si spinge a dire un Draghi più ‘colomba’ delle attese, esiste il concreto rischio di “deflazione”, termine che la banca centrale certamente non utilizza a cuor leggero.

Comprensibile la reazione positiva dei mercati europei, ancora una volta rassicurati di poter contare su Francoforte di fronte all’ormai quasi scontata frenata cinese in parallelo alla stretta sui tassi Usa.

Mario Draghi dedica infine qualche parola anche alla sempre più grave crisi migranti.

“Ogni cittadino europeo dovrebbe provare orrore di fronte alla tragica strage di vite umane che si sta consumando alle nostre porte. Su questo piano la Bce non ha alcun mandato di intervento… l’azione spetta ai nostri vertici politici democraticamente eletti, non possiamo però non dirci profondamente partecipi di fronte a eventi di tale portata. (Reuters)

 

 

 

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