Consob chiede alle banche di «informare i clienti» sul pericolo di forti perdite

I crack CariFe, Banca Marche, CariChieti e Popolare dell’Etruria (per le quali comunque non è scattato il bail-in) ha confermato che le nuove regole Ue in materia di …

I crack CariFe, Banca Marche, CariChieti e Popolare dell’Etruria (per le quali comunque non è scattato il bail-in) ha confermato che le nuove regole Ue in materia di dissesti bancari sono un grave rischio anche per i correntisti.

La Consob ha alzato il livello di trasparenza che banche e società finanziarie devono avere nei confronti dei risparmiatori, per i nuovi rischi legati al bail-in. La Commissione ha chiesto di «informare adeguatamente i clienti» sul pericolo di forti perdite (fino al 100%) sugli strumenti finanziari (a partire dalle obbligazioni) nel caso in cui la loro banca incorra in una procedura di bail in.

Leggi anche: 15 banche italiane sull’orlo del collasso? La lista nera di Bankitalia

Il caso di CariFe, Banca Marche, CariChieti e Popolare dell’Etruria (per le quali comunque non è scattato il bail in) è lì a dimostrare che le nuove regole comunitarie in materia di dissesti bancari presentano il conto anche ai risparmiatori. Nelle quattro banche non è pututo intervenire il Fondo interbancario di tutela dei depositi (ricapitalizzando i quattro istituti), perché la Commissione Ue ha adottato una «interpretazione estremamente estensiva» della disciplina sugli aiuti di Stato, ha spiegato ieri il presidente del Fondo, Salvatore Maccarone, in audizione alla commissione Finanze della Camera.

Ma il Fondo si appresta a varare una modifica di Statuto per rendere possibile anche all’interno del Fondo un meccanismo di versamenti volontari, da parte delle banche, che possa intervenire su situazioni di difficoltà (ma in cui non siano subentrati meccanismi di risoluzione bancaria, con la nuova disciplina comunitaria). L’adesione sarà volontaria e il tetto massimo di contribuzione è di 500 milioni (che si sommano ai contributi, obbligatori, per circa un miliardo all’anno, che il sistema bancario verserà al Fondo di tutela dei depositi e al Fondo di risoluzione). Anche il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, ha parlato di «ottusità» delle autorità Ue, che hanno impedito altre soluzioni, e ha aggiunto di seguire «con preoccupazione» l’evoluzione delle banche coinvolte, «anche per i riflessi sulle Fondazioni azioniste e sui territori».

Sempre in tema di banche, la presidenza dell’Ecofin e il Parlamento europeo hanno fissato nuove norme per i “benchmark” di riferimento per i mercati finanziari. L’obiettivo è di evitare le manipolazioni emerse con gli scandali Libor ed Euribor. (vi. p.)

Questo articolo e’ stato originariamente pubblicato da La Repubblica

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Crisi bancarie e prove di bail-in

Salvataggio di quattro banche in crisi: i rischi per risparmiatori e investitori

Questo articolo e’ stato originariamente pubblicato da Altroconsumo

Per salvare quattro banche in crisi, Governo e Banca d’Italia, hanno applicato una parte delle nuove regole di risoluzione delle crisi bancarie, tra cui il bail-in, che entreranno in vigore il 1° gennaio 2016.

Con questo nuovo provvedimento azionisti e obbligazionisti “subordinati” di Banca delle Marche, Carichieti, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio e Carife, pagano in prima persona (vedi tabella) perdendo tutto il capitale investito, da una notte all’altra.

Il resto delle perdite non ricade su obbligazionisti “senior” e correntisti perché queste saranno coperte dal Fondo di risoluzione.

Nell’operazione sono inoltre state separate le attività “buone” da quelle “cattive”. La banca buona ha tutte le attività esclusi i prestiti in sofferenza che rimangono dopo la copertura di azionisti e obbligazionisti subordinati. I prestiti in sofferenza rimanenti saranno ceduti ad una bad bank che si occuperà di recuperare i crediti.

“Si tratta di un’operazione con parecchi punti oscuri” commenta Vincenzo Somma, direttore di Altroconsumo Finanza. “In primo luogo il coinvolgimento della collettività: lo Stato, ufficialmente negandolo, garantisce l’operazione attraverso la Cassa Depositi e prestiti. Andrebbero inoltre definite in modo più trasparente le modalità di valorizzazione e scelta dei crediti svalutati e passati alla bad bank”, continua Vincenzo Somma.

“Infine Banca d’Italia dovrebbe chiarire perché le ispezioni non hanno mai messo in luce le anomalie nella gestione delle quattro banche che hanno portato a queste perdite”.

Le regole del bail-in, in vigore dal 1° gennaio 2016, prevedono che gli oneri di salvataggio incidano sui risparmiatori secondo una gerarchia ben precisa: chi investe in strumenti finanziari più rischiosi (azioni) sostiene prima degli altri le perdite. Dopo gli azionisti, sono coinvolti i possessori di titoli di debito subordinati, poi gli obbligazionisti “senior” e infine i depositanti con depositi superiori a 100.000 euro per ciascun correntista.

In vista dell’entrata in vigore della nuova normativa e alla luce di quando già fatto da Governo e Banca d’Italia, sarà molto importante scegliere bene la propria banca.

Ecco alcuni consigli di Altroconsumo Finanza:

  • non superare i 100.000 euro depositati sul conto corrente per ciascun intestatario. Se si possiede una cifra più alta conviene investirla altrove. Ciò vale anche per i conti deposito;
  • fare attenzione allo stato di salute della banca: di fronte alle prime avvisaglie di problemi seri, meglio cambiare;
  • non comprare obbligazioni bancarie: solo pochissime offrono un rendimento adeguato al rischio. Su Altroconsumo Finanza un aggiornamento settimanale.
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2 commenti

  1.   

    ricordo un’intervista volante delle Iene ai deputati (peones) davanti a Montecitorio, la domanda era: “Una sua opinione sulla Consob?”, ebbene, incredibile, il 99% non sapeva cosa la Consob fosse. Mai sentita. Immagina tu, Marco Saba, se i nostri rappresentanti in parlamento (e gli stessi burocrati della Consob) conoscono la nozione di base che il denaro si crea dal nulla quando una banca eroga un prestito!   

  2.   

    Probabilmente la CONSOB non ha ancora capito che le banche creano denaro dal nulla esentasse: Werner, R.A., A lost century in economics: Three theories of banking and the conclusive evidence, International Review of Financial Analysis (2015)http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1057521915001477Appendix 1: Original audited balance sheet of Raiffeisenbank Wildenberg e.G., 2013.http://www.sciencedirect.com/science/MiamiMultiMediaURL/1-s2.0-S1057521915001477/1-s2.0-S1057521915001477-mmc1.pdf/272090/html/S1057521915001477/04c868adc7a27fbb4cb9ffc84f7a0db5/mmc1.pdfAppendix 2: 2013 Balance sheet of Raiffeisenbank Wildenberg e.G. after test adjustment.http://www.sciencedirect.com/science/MiamiMultiMediaURL/1-s2.0-S1057521915001477/1-s2.0-S1057521915001477-mmc2.pdf/272090/html/S1057521915001477/324d81eaee5b3ee7dd33723beb52febc/mmc2.pdfAbstractHow do banks operate and where does the money supply come from? The financial crisis has heightened awareness that these questions have been unduly neglected by many researchers. During the past century, three different theories of banking were dominant at different times: (1) The currently prevalent financial intermediation theory of banking says that banks collect deposits and then lend these out, just like other non-bank financial intermediaries. (2) The older fractional reserve theory of banking says that each individual bank is a financial intermediary without the power to create money, but the banking system collectively is able to create money through the process of ‘multiple deposit expansion’ (the ‘money multiplier’). (3) The credit creation theory of banking, predominant a century ago, does not consider banks as financial intermediaries that gather deposits to lend out, but instead argues that each individual bank creates credit and money newly when granting a bank loan. The theories differ in their accounting treatment of bank lending as well as in their policy implications. Since according to the dominant financial intermediation theory banks are virtually identical with other non-bank financial intermediaries, they are not usually included in the economic models used in economics or by central bankers. Moreover, the theory of banks as intermediaries provides the rationale for capital adequacy-based bank regulation. Should this theory not be correct, currently prevailing economics modelling and policy-making would be without empirical foundation. Despite the importance of this question, so far only one empirical test of the three theories has been reported in learned journals. This paper presents a second empirical test, using an alternative methodology, which allows control for all other factors. The financial intermediation and the fractional reserve theories of banking are rejected by the evidence. This finding throws doubt on the rationale for regulating bank capital adequacy to avoid banking crises, as the case study of Barclays Bank during the crisis illustrates. The finding indicates that advice to encourage developing countries to borrow from abroad is misguided. The question is considered why the economics profession has failed over most of the past century to make any progress concerning knowledge of the monetary system, and why it instead moved ever further away from the truth as already recognised by the credit creation theory well over a century ago. The role of conflicts of interest and interested parties in shaping the current bank-free academic consensus is discussed. A number of avenues for needed further research are indicated.