Economia, sondaggio: aumentano i rischi di recessione in America

La tossicità del contesto economico mondiale continua ad essere una minaccia. Il peggioramento del sentiment sulla crescita degli Stati Uniti arriva nonostante i risultati positivi di vari indicatori …

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La tossicità del contesto economico mondiale continua ad essere una minaccia. Il peggioramento del sentiment sulla crescita degli Stati Uniti arriva nonostante i risultati positivi di vari indicatori macro.

Il numero di società ed economisti che vede in aumento il rischio recessione negli Stati Uniti è sempre più grande, segno degli effetti dei venti contrari spinti dal rallentamento della crescita e dal crollo dei mercati finanziari che ha inaugurato l’inizio del 2016.

Le probabilità dell’arrivo di una recessione nei prossimi 12 mesi sono aumentate del 21%, il doppio del livello di un anno fa e ai massimi del 2012, secondo la media calcolata dal sondaggio del The Wall Street Journal.

Gli economisti della Bank of America Merrill Lynch fissano le probabilità di una recessione al 25% da qui ad un anno.

Il peggioramento del sentiment sull’economia degli Stati Uniti – che arriva nonostante i risultati positivi di molti indicatori macroeconomici – riflette la paura che l’economia più grande del mondo non sia capace di rimanere solida in un contesto economico mondiale così instabile.

La tossicità del contesto economico mondiale continua ad essere una minaccia.

Il presidente della Federal Reserve Janet Yellen (nella foto in alto, con il presidente Usa Barack Obama) ha dichiarato in sede della sua testimonianza davanti alla Commissione bancaria del Senato di vedere diversi rischi per l’economia degli Stati Uniti e che la banca centrale sta monitorando attentamente i mercati finanziari mondiali e gli sviluppi economici che potrebbero influenzare la crescita degli USA.

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Ma secondo il numero uno della Fed una recessione non è imminente. Janet Yellen ha inoltre sottolineato che la Fed rimane flessibili sulle prospettive future circa i tassi di interesse, sottolineando che niente è già stato predeterminato. Tuttavia, ha aggiunto che è prematuro comprendere se i recenti sviluppi hanno abbiano aumentato o meno i rischi per gli Stati Uniti.

Il crollo dei mercati finanziari, tuttavia, sta alimentando le preoccupazioni delle società e degli economisti. Ma la divergenza tra il sentiment di mercato e gli indicatori macroeconomici sottolinea il paradosso davanti al quale si trova la banca centrale: la Fed continua a prevedere una crescita economica modesta negli Stati Uniti e un aumento graduale dei tassi di inflazione e di interesse nei prossimi mesi.

Tuttavia, il numero uno della Fed riconosce i rischi per tali aspettative che potrebbero alterare i piani della banca centrale.

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Oggi tuttavia le vendite al dettaglio statunitensi di gennaio hanno offerto uno dei pochi segnali positivi sull’economia dall’inizio dell’anno. Il dato è infatti risultato migliore delle attese (+0,2% m/m vs 0,1%) a fronte di una revisione migliorativa del dato precedente (+0,2% da -0,1%).

La componente Control Group, utilizzata come proxy per i consumi privati nel computo del PIL, ha evidenziato il maggiore rialzo da maggio 2015 attestandosi a +0,6% m/m.

  • La reazione del mercato si è tradotta in un rafforzamento del dollaro (cambio EurUsd vs quota 1,12) ed un consolidamento dei rialzi già in atto sulle borse. Vendite invece sui treasury con il tasso decennale salito vs l’1,70%.
  • Il dato potrebbe offrire al mercato quei segnali positivi sull’economia Usa finora mancanti, riducendo i timori degli operatori su una possibile recessione globale.
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