Io, troppo pessimista?

Non si tratta di una tara psicologica, ma della lettura di una realtà economica sempre più preoccupante, nonostante poteri forti e governi continuino a sbandierare ottimismo. Ultimamente alcuni …

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Non si tratta di una tara psicologica, ma della lettura di una realtà economica sempre più preoccupante, nonostante poteri forti e governi continuino a sbandierare ottimismo.

Ultimamente alcuni frequentatori di questo blog sono intervenuti, criticando il sottoscritto di avere un atteggiamento eccessivamente pessimistico. Queste critiche, anche se talvolta espresse in modo poco elegante, sono legittime e benvenute. Quindi meritano una risposta. Innanzitutto, non faccio parte di un ufficio stampa di una banca e di un’altra società, la cui missione è tratteggiare la realtà a tinte rosee per invogliare i clienti a comprare i loro prodotti. Non sono nemmeno un consulente finanziario, cui è dato il compito di vendere alla clientela prodotti finanziari (che spesso nemmeno conosce bene). Io cerco invece di leggere la realtà e di presentarla così come mi appare. Dato che anche mi perito in qualche previsione, mi capita di incorrere in errori. Il più clamoroso è stato sicuramente quello riguardante l’euro.

Non capisco però l’ottimismo di questi critici. Nel 2008 vi è stata una grave crisi finanziaria, dalla quale non si è ancora usciti. Vi è stata una forte recessione e poi una ripresa modesta e soprattutto fragile dovuta a interventi straordinari delle banche centrali (continue iniezioni di liquidità e poi tassi zero e ora addirittura negativi). Questa realtà permette di sostenere che tutto va bene? I tassi di interesse negativi non sono la conferma delle grandi preoccupazioni delle autorità monetarie? Il fatto che queste droghe monetarie abbiano con il tempo effetti decrescenti sulla dinamica economica non deve preoccupare? Ci si deve rallegrare per il fatto che queste politiche stiano favorendo i mercati finanziari e penalizzando i piccoli risparmiatori? Dobbiamo gioire per la discesa degli dei prezzi di molti Paesi in territorio negativo? E potrei continuare a lungo, ma sarebbe noioso.

Basti sottolineare che i tassi negativi sono un provvedimento a tal punto eccezionale che i sistemi informatici delle banche non li prevedevano con la conseguenza che molti istituti hanno dovuto adeguare i loro sistemi a questa nuova realtà. Mi si permetta un’ulteriore considerazione: non mi piace l’appellativo di “gufo”, poiché io spero che il futuro sia migliore e sono convinto che lo sarà, se si cambieranno radicalmente le politiche economiche attuali. Mi piace di più quello di “Cassandra”, poiché le sue reazioni provocavano reazioni negative, ma si avveravano (purtroppo ciò non vale sempre nel mio caso). Ma entrando nello specifico analizziamo la situazione del Vecchio Continente.

In Europa la crescita sta rallentando e comincia a manifestarsi la deflazione. Infatti in febbraio i prezzi al consumo sono scesi dello 0,2%. Di fronte a questa realtà la Banca centrale europea ha intenzione di aumentare le dosi di “droga” monetaria, cui da più di un anno sta sottoponendo l’economia europea. Infatti domani dovrebbe abbassare ulteriormente i tassi di interesse, portandoli dal livello attuale di meno 0,3% al meno 0,4%, allungare ancora il programma di acquisti di titoli obbligazionari (il cosiddetto Quantitative Easing), che oggi si estende fino al mese di marzo del prossimo anno, e probabilmente aumentare anche la quantità di moneta che utilizzerà mensilmente (attualmente la Bce acquista ogni mesi 60 miliardi di euro di obbligazioni).

Inoltre l’istituto diretto da Mario Draghi abbasserà le stime di crescita dell’area euro. Insomma si persevera con le continue iniezioni di moneta nell’economia, sebbene i risultati di queste politiche siano deludenti, e si procede con i tassi negativi, nonostante il fatto che anche la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea (la cosiddetta banca centrale delle banche centrali) abbia fortemente criticato questa scelta sostenendo che i tassi negativi indeboliscono la redditività delle banche (rendendo più difficoltosa la riduzione delle sofferenze) e nonostante che i tassi negativi possano paradossalmente provocare un aumento del costo del denaro.

E’ quanto è accaduto in Svizzera dove i tassi negativi hanno provocato un aumento dei tassi ipotecari per compensare i maggiori costi che sopportano le banche quando depositano la loro liquidità presso la Banca Nazionale. In Giappone, per evitare che le banche impongano i tassi negativi anche sui depositi dei risparmiatori, la banca centrale ha introdotto un sistema a due velocità, in cui i tassi negativi valgono solo per le riserve bancarie in eccesso.

Alcuni ritengono che la Bce adotterà una soluzione analoga, ma come sostiene la Banca dei Regolamenti Internazionali in questo modo si riduce il loro effetto sull’economia in generale e si persegue solo l’obiettivo di svalutare l’euro. Ma dato che la domanda globale è insufficiente e dato che Eurolandia ha una bilancia commerciale in attivo (e quindi soffre di una domanda interna insufficiente), questa politica europea danneggerebbe unicamente gli altri Paesi. Insomma, si tratta di un’ulteriore conferma che non si sa più che pesci pigliare e che la confusione è massima. Non credo che questa conclusione possa indurre ad un grande ottimismo.

di Alfonso Tuor

Questo articolo e’ stato originariamente pubblicato da TicinoNews

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1 commento

  1. Nakatomy

      

    Alfonso Tuor !!
    Grande personaggio ticinese
    ( gli italiani lo conoscono poco ) 
    Vedo che wsi.co incomincia ad apprezzarne le qualità :)))))
    Buona domenica