Legge elettorale: come investire (borsa e bond) prima del voto - Wsi.co

Legge elettorale: come investire (borsa e bond) prima del voto

Prospettiva: I quattro maggiori partiti politici sembrano aver trovato un accordo su una legge elettorale di tipo proporzionale. Il nuovo sistema favorirebbe le coalizioni più ampie e ridurrebbe …

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Prospettiva: I quattro maggiori partiti politici sembrano aver trovato un accordo su una legge elettorale di tipo proporzionale. Il nuovo sistema favorirebbe le coalizioni più ampie e ridurrebbe le probabilità di una vittoria anti-establishment. Insieme al risultato delle prossime elezioni locali si potrebbe giungere a nuove elezioni anticipate in autunno. Al momento vediamo uguali possibilità di un voto adesso a inizio del prossimo anno.

Mercati: nel breve termine l’incertezza politica sta distraendo l’attenzione del mercato dai progressi nell’economia. Le attività italiane rimangono in parte ostaggio alla politica. In particolare i bond italiani sono scambiati con un premio maggiore rispetto a quelli spagnoli e questo sarà possibile fino a che l’incertezza politica non diminuirà.

Le perfomance dei partiti anti-establishment nei sondaggi potrà determinare i premi di rischio fino alla elezioni.

Che cosa stiamo guardando: elezioni locali italiane (primo turno 11Giugno), i progressi sulla riforma della legge elettorale (possibilmente in parlamento entro i primi di luglio) e la ristrutturazione dei crediti deteriorati.

VIEW: Le ultime notizie suggeriscono che una nuova legge elettorale potrebbe essere formulata più velocemente di quanto previsto in precedenza. I quattro maggiori partiti appaiono ampiamente d’accordo sul cosiddetto “Sistema tedesco”.

Elezioni anticipate potrebbero creare una certa volatilità a breve termine, una severa legge di bilancio 2018 potrebbe ridurre la popolarità dei partiti che la stanno preparando. Infatti, la legge di bilancio 2018 (da presentare alla Commissione europea dal 15 ottobre) richiederà riduzioni  significative di spesa e aumenti fiscali per evitare l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) e le accise precedentemente concordate con la Commissione Europea. Se il Presidente Mattarella autorizzasse elezioni in autunno riteniamo che lo farà sulla base di una pre-approvazione del budget basato sull’accordo tra partiti politici.

In caso contrario, non riuscire a formare rapidamente un governo porterebbe all’applicazione dell’attuale clausola sull’austerity all’austerità che dovrebbe portare ad un drastico aumento dell’IVA e quasi certamente a pregiudicare la ripresa economica.

Matteo Ramenghi, Chief Investment Office UBS Wealth Management Italia

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Alert banche italiane: debiti tossici, il governo ha bisogno di €90 miliardi
Besostri: legge elettorale, non è ‘alla tedesca’. E viola la Costituzione

L’ITALIA SEMPRE PIU’ VICINA ALLE ELEZIONI

di John J. Hardy, Head of FX Strategy Saxo Bank

Il cambio Euro-Dollaro ha sofferto una leggera flessione all’annuncio di probabili prossime elezioni in Italia nell’autunno 2017, con un modello di legge elettorale ”alla tedesca” con sbarramento al 5%. Un fatto che ridurrebe in modo considerevole (dagli attuali oltre dieci a quattro) il numero dei partiti in Parlamento.

Allo stesso tempo, dalla Grecia si rumoreggia circa un accordo che deve essere raggiunto nel corso dell’incontro EcoFin di metà giugno che consenta alla nazione ellenica di onorare gli impegni nell’ambito del piano di salvataggio, nella speranza di un rientro sul mercato dei bond.

Lo spread dei rendimenti Italia vs. Germania è stato oggi considerevolmente più ampio, grazie a questa ripresa del ”dibattito esistenziale sul futuro dell’Europa”, dal momento che l’euroscettico Movimento Cinque Stelle se la dovrà vedere con l’attuale Partito Democratico, ed europeista, al governo.

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La storia infinita delle elezioni italiane

A cura di Richard Flax, Chief investment Officer di Moneyfarm

  • Il Parlamento in carica è arrivato a pochi mesi dalla sua scadenza naturale. Leitmotiv degli ultimi 5 anni, oltre alla data delle prossime elezioni, è stato la questione della legge elettorale. Oggi, le forze politiche sembrano orientate a raggiungere un compromesso in extremis per una nuova legge, e sembra esserci una convergenza su un sistema “alla tedesca”. La questione non è irrilevante per gli investitori perché questo sentiment si riverbera  inevitabilmente e con forza sui mercati finanziari.
  • Dopo il lancio del servizio di gestione patrimoniale, l’accordo strategico con Allianz Digital Venture e ad oltre un anno dall’aumento di capitale di €16 mln, Moneyfarm conferma la sua posizione come consulente finanziario digitale n.1 in Italia. Nel 2016 Moneyfarm ha visto triplicare la base utenti e più che raddoppiare il suo organico (oggi di oltre 80 professionisti suddivisi nelle tre sedi di Milano, Londra e Cagliari).

Dopo le elezioni del 2013 non ci fu neanche il tempo di sbrigare i passaggi istituzionali di rito: l’opportunità di tornare alle urne, con le relative congetture sulla data, diventò da subito una delle questioni politiche più in voga. Già nelle settimane che seguirono la notte elettorale furono in molti a reclamare nuove elezioni. Alcuni si appellavano all’argomento del “governo non eletto”, altri paventavano lo spettro dell’ingovernabilità, altri ancora denunciavano la pratica dell’“inciucio”.

La sensazione era che questa legislatura avrebbe avuto vita breve, tuttavia, a furia di dibattere sulla data delle prossime elezioni, questo Parlamento è arrivato a pochi mesi dalla sua data di scadenza naturale. Nelle ultime settimane la maggioranza che sostiene il governo Gentiloni ha cominciato a traballare e le forze politiche sembrano pronte a convocare elezioni anticipate in autunno.

Il nodo della legge elettorale

Leitmotiv di questi 5 anni, oltre alla data delle prossime elezioni, è stato la questione della legge elettorale. Il giorno in cui il presidente Napolitano fu chiamato al Colle per la seconda volta, dopo concitate giornate di trattative tra i partiti, lui si presentò alle Camere richiamando i parlamentari ai loro doveri istituzionali e chiedendo un impegno concreto nel fare le riforme, tra cui una delle più importanti era proprio quella elettorale. Il discorso di Napolitano fu accolto da scroscianti applausi, salvo che, giunti infine a pochi mesi dalle elezioni, un accordo tra le forze politiche ancora non è stato trovato.

Lo stesso Napolitano, nel 2011, quando nominò il governo Monti, aveva già dato il compito al Parlamento di modificare le regole del gioco: anche allora restò inascoltato e nel 2013 si votò con il bistrattato “Porcellum”. Nel frattempo, come è noto, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima quella legge, riportando in vigore in Italia un sistema grossomodo proporzionale.

Oggi, le forze politiche sembrano orientate a raggiungere un compromesso in extremis per una nuova legge, pratica di certo non da manuale in prossimità dell’appuntamento elettorale.

Sembra infatti esserci una convergenza su un sistema “alla tedesca”. Una sorta di proporzionale con uno sbarramento al 5% per evitare l’ingresso dei piccoli partiti. Anche gli iscritti al Movimento 5 Stelle, dopo un plebiscito sul blog di Beppe Grillo, hanno conferito ai propri rappresentanti il mandato per trattare una legge di questo tipo (con la possibilità di aggiungere “correttivi per garantire la governabilità”).

Maggioritario o proporzionale

Senza entrare nel merito delle varie proposte sul tavolo, come al solito fantasiose nel nome e in alcuni casi anche nel merito, vale la pena discutere della questione irrisolta su quale tipo di sistema debba essere in vigore in Italia: un maggioritario (che garantisca la governabilità) o un proporzionale (che favorisca le coalizioni, proprio come nella Prima Repubblica). L’Italia, secondo la Costituzione, per il cui mantenimento il 60% degli Italiani si sono espressi non più di pochi mesi fa, è una Repubblica parlamentare il cui governo resta in vigore fintanto che gode della fiducia del Parlamento. Nel corso dell’ultima legislatura abbiamo avuto ben 3 governi, una quantità non inconsueta per la storia repubblicana (l’esecutivo dei 1000 giorni di Renzi è addirittura il quarto più longevo di sempre).

Negli ultimi 25 anni, più o meno tutte le forze politiche hanno provato a istaurare un sistema maggioritario seguendo il motto del “governo eletto dal popolo” o “del vincitore noto il giorno delle elezioni”. Questi tentativi sono falliti, bocciati per giunta da due referendum costituzionali. Sono andati a vuoto anche i tentativi di forzare il maggioritario tramite la legge elettorale, come è stato provato attraverso il porcellum. Adesso, l’impressione è che le forze politiche si siano rassegnate a una soluzione più proporzionale e quindi, che piaccia o no, più in linea con la Costituzione.

Ma il Paese è davvero pronto ad accettare una soluzione del genere? La retorica maggioritaria, infatti, se ha fallito sul piano delle riforme, è in qualche modo penetrata all’interno della cultura politica. Nel 2013, in mancanza di un vincitore chiaro, i mesi che seguirono le elezioni furono vissuti con una drammaticità assoluta. In Germania, invece, la Merkel, che è generalmente considerata un leader solido, prima di formare il suo governo di coalizione ha ingaggiato un dibattito molto acceso di tre mesi con i Socialisti senza che nessuno parlasse di ingovernabilità.

È una questione di cultura politica, appunto, quella che il professor Giovanni Sartori, recentemente scomparso, chiamerebbe “meccanica funzionale” del sistema dei partiti. In Germania la cultura dei partiti (e degli elettori) è allineata al sistema politico, in Italia no, e questo crea un’impressione di tensione e di incertezza.

L’effetto sui mercati

La questione non è irrilevante per gli investitori perché questo sentiment negativo si riverbera sui mercati finanziari. Basti pensare che alla sola notizia che si possa tornare a votare, lo spread, ormai termometro del rischio politico in Italia e nell’Eurozona, si impenna improvvisamente.

In questi giorni l’Istat ha annunciato che la crescita nel primo quarto dell’anno ha superato del doppio le aspettative (migliore crescita anno su anno dal 2009), in settimana la disoccupazione ha raggiunto il valore minimo degli ultimi quattro anni e la produzione industriale migliora. Il ministro Padoan, forte dei dati positivi sulla crescita, ha chiesto a Bruxelles un nuovo sconto sugli aggiustamenti strutturali nel tentativo di mettere la manovra economica d’autunno al riparo dal can can elettorale. Il momento sembra essere leggermente positivo e sarebbe un peccato sacrificarlo sull’altare dei talk show.

L’investitore dovrebbe avere ormai compreso bene la volubilità dei mercati. L’impressione che una nazione trasmette nel gestire le transizioni politiche a volte è importante quanto la natura stessa di queste transazioni: forse sarebbe necessario ispirarsi anche in questo alla Germania oltre che per la legge elettorale. Battute a parte, sembra proprio che l’Italia abbia una capacità innata di vivere questi momenti in modo eccessivamente drammatico. Purtroppo, a oggi non esiste nessuna garanzia che l’accordo sulla legge elettorale porti con sé la maturità politica da parte dei partiti per accettare la nuova meccanica istituzionale senza drammi e colpi bassi, e il gioco dei veti sulle alleanze, già cominciato, non sembra essere un buon inizio.

 

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