Brexit senza accordi UE: insegnanti inglesi fuori dalle scuole europee

In caso di uscita di Londra dall’UE senza accordo, gli insegnanti potranno restare in cattedra fino al 31 agosto del 2020.

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La premier britannica, Theresa May, ha preso tre impegni per questo mese. “In primo luogo, terremo un secondo voto significativo entro martedì 12 marzo al più tardi”, ha confermato. In secondo luogo, “se il governo sarà battuto, presenterà una mozione da votare al più tardi mercoledì 13, per chiedere all’Assemblea se sostiene la strada di lasciare l’UE senza un accordo sulla separazione e un quadro sulle relazioni future dopo il 29 marzo”.

La premier poi mette in guardia i deputati: “un’estensione oltre la fine di giugno significherebbe che il Regno Unito dovrebbe partecipare alle elezioni del Parlamento europeo. Che tipo di messaggio manderemmo agli oltre 17 milioni di persone che hanno votato per lasciare l’UE quasi tre anni fa?”. In effetti i tempi sono molto stretti.

Quali sarebbero alcune conseguenze in ambito di istruzione, di un’uscita dall’UE senza accordi? 

A partire dal primo settembre del prossimo anno, gli insegnanti britannici dovrebbero allontanarsi dal sistema scolastico europeo.

Un intenso scambio di contatti negli ultimi mesi tra il Segretario generale delle Scuole europee Giancarlo Marcheggiano e Katherine Stoate, responsabile del settore per il ministero dell’Istruzione britannico ha portato ad una soluzione, provvisoria, in caso di Brexit senza accordo. In questa situazione il Regno Unito sarebbe automaticamente fuori dal sistema delle Scuole europee dal 29 marzo prossimo, data della separazione, e di conseguenza tutti gli insegnanti britannici dal 30 marzo non potrebbero più mettere piede in aula, lasciando gli studenti poco prima degli esami di fine anno in varie materie. Gli insegnanti di queste scuole in base ai regolamenti europei sono in parte assunti localmente ma la gran parte sono “seconded” cioè inviati, e pagati, dai Paesi membri. I primi non dovrebbero superare il 30 per cento, e i secondi non dovrebbero essere meno del 70 per cento, ma di fatto queste soglie non sono rispettate perché gli Stati tendono a non coprire i numeri loro assegnati (al momento ne mancano 300).

In particolare i docenti distaccati, in caso di no deal, dovrebbero lasciare il posto, mentre per 20-30 britannici assunti su base locale la situazione potrebbe essere diversa.

Marcheggiano e Stoate hanno però trovato, a quanto pare, una soluzione che in caso di uscita del regno dall’UE senza accordo permetterà agli insegnanti di restare in cattedra fino al 31 agosto del 2020, un intero altro anno scolastico. I ragazzi non perderebbero i loro corsi mentre i docenti e le loro famiglie avrebbero più tempo per organizzarsi il futuro. Intanto si negozierà una soluzione, perché il problema non è solo linguistico (e l’Irlanda potrebbe comunque non farcela economicamente a sostituire tutti i professori britannici) ma è che, come si accennava, questi professori e maestri insegnano anche materie  curricolari come matematica, storia, geografia.

Fonte: Eunews

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