GOLPE AMERICANO, ANONIMO DELLA CASA BIANCA RIVELA: “ABBIAMO CONSIDERATO DI RIMUOVERE TRUMP”

E Woodward, il leggendario giornalista del Watergate, lo definisce "un idiota, un ragazzino di quinta elementare, un amorale".

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Le anticipazioni di un libro sui conflitti fra Trump e i suoi collaboratori scritto da Bob Woodward, l’«eroe» del Watergate che con l’inchiesta sua e di Carl Bernstein costrinse Richard Nixon alle dimissioni, sta provocando una tempesta alla Casa Bianca nonostante le smentite del presidente e di alcuni dei personaggi tirati in ballo.

>>>> LEGGI (in inglese): L’editoriale anonimo e la «resistenza interna» 

La tempesta è diventata uragano ieri sera quando il New York Times ha preso l’iniziativa senza precedente di pubblicare un editoriale anonimo scritto da un alto dirigente della presidenza (la cui identità è nota al quotidiano) che, confermando lo scenario disegnato da Woodward, conferma: «È vero, ci sono molti senior official della Casa Bianca che lavorano per frenare parte dell’agenda del presidente e le sue peggiori inclinazioni. Lo so perché io sono uno di loro. La nostra non è una resistenza di sinistra. Vogliamo che questa presidenza abbia successo e su alcune cose funziona: abbiamo fatto una riforma fiscale storica. Ma è arrivata nonostante il presidente, non grazie a lui». In altri casi Trump fa scelte gravi, dobbiamo agire per tutelare la sicurezza nazionale, aggiunge la fonte anonima, secondo la quale «la radice del problema è l’amoralità del presidente. Non ha principi e quindi non solo le sue decisioni sono imprevedibili, ma spesso le capovolge nel giro di pochi giorni».

La furia di Trump

Immediata e furibonda la replica di Trump: ha letto una raffica di dati sull’ottimo stato di salute dell’economia e sui cali record della disoccupazione, per poi attaccare il Times: «E’ un giornale disonesto e fallito che pubblica la storia di un fallito anonimo. Se non ci fossi io, quel giornale non esisterebbe più. Comunque lui e gli altri smetteranno di esistere quando me ne andrò, fra 6 anni e mezzo». Una tempesta che non si placherà facilmente e che, nonostante le smentite, probabilmente provocherà altre uscite (o epurazioni) nella squadra del presidente.

Kelly a rischio

A rischio soprattutto John Kelly, l’ex generale divenuto il braccio destro di Donald Trump (capo di gabinetto), che nel libro, Fear (paura), si sfoga sul presidente: «È un idiota. Inutile cercare di convincerlo di qualcosa. Questo è un posto di pazzi: non so che ci stiamo a fare, qui. È il peggior lavoro che ho avuto in vita mia». La sapiente anticipazione delle frasi più taglienti pronunciate dal leader e dai suoi collaboratori e il racconto di alcuni episodi mozzafiato (Trump che, dopo l’attacco siriano con armi chimiche, avrebbe chiesto a un Mattis recalcitrante di uccidere Assad; l’ex consigliere economico Gary Cohn che avrebbe fatto sparire dalla scrivania presidenziale, prima della firma, una lettera che faceva saltare i rapporti commerciali tra Usa e Corea del Sud) hanno prodotto un clima tossico a Washington.

La forza di Woodward

L’epicentro, ovviamente, è la Casa Bianca dove Trump, descritto come una bomba ad orologeria che i collaboratori cercano di disinnescare, all’inizio ha liquidato Fear come «un altro libro pieno di cattiverie». Poi, rendendosi conto che Woodward è un monumento del giornalismo, uno che a Washington parla con tutti, ha capito che questo libro può avere conseguenze peggiori di Fuoco e Furia di Michael Wolff. Così il presidente ha smentito con più forza, ha parlato di «storie fabbricate a tavolino» e ha accusato Woodward di essere un attivista democratico che vuole danneggiare la destra alla vigilia delle elezioni, mentre anche Kelly e il ministro della Difesa, Mattis, hanno smentito tutto. Ma la bufera non si placa: ben pochi, anche tra i repubblicani, credono che Woodward – un giornalista stimato anche da Trump che gli aveva detto: «Sei sempre stato corretto con me» – si sia inventato tutto.

Chi sarà costretto a lasciare

Sono molti a pensare che il caso farà precipitare il rapporto tra i presidente e il suo chief of staff. Kelly a luglio aveva tamponato le voci di sua uscita affermando: «Resto fino al 2020». «Vedremo dopo il voto di mid term» aveva replicato allora Trump, secondo indiscrezioni. Altra crisi pochi giorni fa. Kelly propone a Trump un messaggio di cordoglio per la morte di McCain, definendolo un eroe. Il presidente rifiuta. E si arrabbia con Kelly, più che per il messaggio, per il fatto che il caso trapela sulla stampa. Ora Woodward può aver messo la pietra tombale sul rapporto tra i due.

Trump «arancione»

Il libro rivela il gran lavoro degli avvocati per fare muro col procuratore Mueller che vorrebbe interrogare il presidente, ma anche con Trump, che vuole testimoniare e incontrarlo faccia a faccia. «Non parli con lui, rischia di finire con un orange jumpsuit (la casacca dei detenuti in isolamento)» gli dice John Dowd, un legale convinto che Trump sia incapace di dire la verità.

Topi, ritardati, pannolini: le frustate ai suoi

Oltre alle critiche a Trump, nel libro anche i giudizi sferzanti del presidente sui suoi collaboratori. Jeff Sessions, il ministro della Giustizia è «un ritardato mentale, un meridionale stupido» (Trump smentisce, soprattutto per dire che quelli del Sud a lui piacciono). A Rudy Giuliani che lo aveva difeso in modo, secondo lui, debole: «Sei come un neonato, ti devono cambiare il pannolino: quando diventerai un uomo?». Dell’ex capo del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, McMster: «Si veste come uno che vende birra», mentre l’ex capo di gabinetto Reince Priebus è «un piccolo ratto che scorazza sul pavimento».

Fonte: Corriere della Sera

Nella foto in alto: Carl Bernstein e Bob Woodward, 7 maggio 1973, redazione del The Washington Post. I loro articoli sullo scandalo Watergate provocarono le dimissioni del presidente Richard Nixon. 

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Donald Trump, infuriato per la pubblicazione di un articolo di fondo sul New York Times in cui un anonimo funzionario della Casa Bianca sostiene che nell’amministrazione americana c’è una “resistenza” che tenta di salvaguardare il Paese dallo stesso presidente, è tornato a notte fonda a commentare su Twitter. “Sto bonificando la Palude e la Palude sta tentanto di contrattaccare. Non preoccupatevi, vinceremo!”, ha scritto il presidente Usa. In un altro precedente tweet, l’inquilino della Casa Bianca aveva riassunto la vicenda, dal suo punto di vista, con una sola parola e un punto interrogativo: “tradimento?” Secondo il New York Times, in seno all’amministrazione è scattata la caccia alla fonte anonima e il presidente riterrebbe che l’alto funzionario senza nome (ma noto al giornale che ne ha pubblicato le esternazioni) si occupi di sicurezza nazionale o lavori al Dipartimento di Giustizia, diretto dal ministro Jeff Sessions, che il presidente sarebbe sempre più tentato di silurare.

L’anonimo funzionario ribelle nell’articolo afferma di operare, come diversi suoi colleghi, per contenere e boicottare senza clamore l’agenda del presidente, ritenuta in molti aspetti una minaccia per la “salute della repubblica”. Secondo questo alto funzionario, il problema di fondo è costituito dalla “amoralità” di Trump.

Il presidente Usa ieri sera ha fatto un riferimento all’autore dell’esplosivo “Op-Ed”, definendolo un “vigliacco” una “persona che sta fallendo e che è qui per motivi sbagliati”. E sempre su Twitter ha intimato: ” “Se l’alto funzionario dell’amministrazione anonimo e senza spina dorsale non è un’invenzione, il New York Times deve consegnarlo/la immediatamente”.

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