Trump licenzia il n.2 della Casa Bianca, l’estremista Bannon

Donald Trump ha deciso di rimuovere il suo capo stratega Steve Bannon dal Consiglio per la sicurezza nazionale. A gennaio Trump aveva deciso, con una scelta inusuale, di …

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Donald Trump ha deciso di rimuovere il suo capo stratega Steve Bannon dal Consiglio per la sicurezza nazionale. A gennaio Trump aveva deciso, con una scelta inusuale, di inserire nel National Security Council – il forum della Casa Bianca che si occupa di discutere le decisioni sulla sicurezza nazionale – il guru dell’alt-right Bannon, considerato uno degli uomini centrali nella vittoria del miliardario alle presidenziali.
La scelta era stata molto criticata dai repubblicani e dai democratici, temendo che Bannon potesse politicizzare le decisioni del consiglio. A sollevare il problema a gennaio era stato un gruppo di cinque parlamentari democratici della Camera, sostenendo che si trattava di una scelta “pericolosa” per gli Stati Uniti.
Bannon è stato alla guida della campagna presidenziale di Donald Trump e in passato a capo di Breitbart, il sito di notizie punto di riferimento della nuova destra americana (alt-right) che ha portato alla vittoria del magnate.

L’allontanamento di Bannon, per la cui nomina irrituale nel Consiglio Trump era stato aspramente criticato, segna una vittoria per il generale H. R. McMaster, succeduto nel ruolo di Consigliere per la Sicurezza Nazionale al generale Michael Flynn, travolto dal Russiagate. E più in generale, un successo dell’ala più moderata dell’Amministrazione Trump in tema di politica estera.

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Trump e ‘Russian Connection’: Flynn disposto a ‘cantare’ dietro immunità

In un memorandum di sette pagine datato 4 aprile, Trump illustra le modifiche all’organizzazione del Consiglio per la Sicurezza Nazionale. Cambiamenti che, secondo gli osservatori, rendono potenzialmente più bilanciato l’approccio dell’amministrazione alla politica estera, e segnano una vittoria per la corrente moderata di Ivanka Trump, la figlia del presidente entrata a far parte ufficialmente dello staff da una settimana.

Con Trump ultra-destra e nazi alla Casa Bianca. Bannon ‘strategist’ sdogana Ku Klux Klan e suprematisti bianchi

CHI E’ STEPHEN BANNON, IL ‘CAPO STRATEGA’ 
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Bannon, ex patron del sito conservatore Breitbart, ex capo della campagna elettorale, sarà “capo stratega e consigliere anziano” della Casa Bianca, una carica inventata appositamente per lui. Bannon ha guidato per 4 anni, dopo la morte del suo fondatore, Andrew Breitbart, il sito populista facendone l’orgoglioso portavoce, lo ha detto lui stesso, “della “piattaforma di alt-right”, una piccola ma rumorosa frangia legata all’ideologia della destra radicale, suprematista e anti-semita, in molti casi vicina al KKK (Ku Klux Klan).

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Sotto la guida di Bannon, il sito, già dai tratti fortemente conservatori, ha virato ulteriormente a destra, portando all’esterno voci suprematiste, teorici della cospirazione anti-Obama, l’allarmismo xenofobo. Al timone di Breitbart, Bannon ha costruito le sue credenziali conservatrici con una serie di documentari: Generation Zero, che ascrive la crisi finanziaria a “decenni di cambiamenti sociali”, la biografia di Michelle Bachmann ‘Fire from the Heartland”, oltre al suo documentario sull’ex governatore dell’Alaska, “The Undefeated”, ‘l’imbattuta’.

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L’ultra-destra entra nello staff di Trump

Bannon è anche considerato l’uomo che si è ‘inventato’ la conferenza stampa a sorpresa, con cui Trump fece precedere uno dei dibattiti tv contro Hillary Clinton: il magnate repubblicano attorniato dalle donne accusatrici di Bill. Ma contro di lui ha giocato il fatto che quando era ancora a capo del sito Breitbart ha attaccato più volte e duramente il presidente della Camera, Paul Ryan, fin quasi all’ultimo ostile a Trump.

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La comunità ebraica e quella musulmana in Usa protestano contro la nomina di Steve Bannon come chief strategist di Trump: «È una scelta che rende l’appello all’unità una presa in giro», afferma il Council on American-Islamic relations. L’accusa a Bannon è quella di aver trasformato il suo sito Breibart in uno strumento di «propaganda etnica e di nazionalismo bianco», con posizioni «razziste» e, aggiungono gli ebrei, «antisemite». «Bannon deve andare via – attacca infatti anche l’Anti-Defamation League – se Trump vuole davvero essere il presidente di tutti».

Donald Trump difende la nomina: «Chi lo critica – ha detto la portavoce del tycoon, Kellyanne Conway – dovrebbe andare a guardare il suo curriculum. Bannon è uno stratega brillante, e con Reince Priebus sta facendo sacrifici enormi per servire il presidente».

«Non bisogna edulcorare la realtà. E la realtà è che un nazionalista bianco è stato nominato capo stratega dell’amministrazione Trump», afferma Nancy Pelosi, leader della minoranza alla Camera dei Rappresentanti. Anche per il leader della minoranza al Senato, Harry Reid, la nomina di Bannon «è un chiaro segnale che i bianchi suprematisti saranno rappresentati al massimo livello nella Casa Bianca di Trump».

Bannon, che tra le altre cose sarebbe stato accusato dall’ex moglie di averla picchiata gridando insulti antisemiti perché lei voleva mandare i figli in una scuola frequentata da famiglie ebraiche, sostiene però di «non avere nulla contro gli ebrei».

Intanto, per Jared Kushner, il marito di Ivanka Trump, si profila un possibile ruolo nella Casa Bianca. Lo riporta l’Associated Press, sottolineando che Kushner sarebbe indeciso sull’accettare o meno una posizione. Kushner ha accompagnato il presidente eletto nella visita alla Casa Bianca e si è intrattenuto con il capo dello staff di Barack Obama. Kushner, che ha svolto in ruolo di primo piano nel corso della campagna elettorale, è stato coinvolto nelle prime decisioni di Trump, fra le quali la nomina di Reince Priebus come capo staff.

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BANNON: “GOVERNEREMO 50 ANNI”

Se Donald Trump manterrà gli impegni, il suo team potrà “governare l’America per 50 anni”: ne è convinto il suo capo stratega, Steve Bannon, il controverso ex giornalista del sito di estrema destra Breitbart, che in un’intervista all’Hollywood Reporter ha anche fatto un elogio dell’oscurità: “L’oscurità è una cosa buona, Dick Cheney, Darth Fener, Satana. Questo è il potere. Ci aiuta quando loro non vedono, quando sono ciechi rispetto a chi siamo e cosa facciamo”, ha risposto a una domanda sul nuovo presidente eletto che viene visto come “il buco nero più nero” agli occhi di media, democratici e benpensanti.

“I globalisti hanno distrutto la Middle class americana e creato una classe media in Asia”, ha affermato Bannon, “ora la questione è che gli americani non devono essere piu’ fregati. Se la Casa Bianca di Trump ci riesce, avremo il 60% dei voti dei bianchi e il 40% degli afroamericani degli ispanici e governeremo per 50 anni”. “E’ quello che i democratici non hanno capito”, ha insistito il 63enne ‘chief strategist‘, “parlavano con gente con società che fatturano 9 miliardi e danno lavoro a 9 persone, non è la realtà, hanno perso di vista cos’è il mondo”.

L’ex giornalista di Breitbart ha anche respinto l’accusa di essere un “nazionalista bianco”: “Sono un nazionalista“, ha osservato, ma “sono un nazionalista economico”. Quanto ai repubblicani, ha fatto capire che Trump si vuole affrancare dal partito e da quell’establishment che non lo ha mai amato: “Come fu con il populismo di Andrew Jackson (settimo presidente Usa che nell’800 ruppe l’oligopolio delle elite di proprietari terrieri e intellettuali ma favorì anche stragi di tribù indiane, ndr), costruiremo un movimento politico completamente nuovo, che si basa tutto sui posti di lavoro e faremo ammattire i conservatori, io sono quello che vuole un piano da 3mila miliardi di dollari di investimenti infrastrutturali”.

“Sarà più grande della rivoluzione reaganiana, conservatori e populisti in un movimento economico nazionalista”. (AGI)

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