L’ENI e il miliardo destinato all’ex ministro del petrolio nigeriano Dan Etete

Il giornalista investigativo Claudio Gatti, dopo la puntata di Report (Rai3): “Documenti in mio possesso fanno pensare che il colosso energetico non solo sapeva della maxi tangente ma …

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Il giornalista investigativo Claudio Gatti, dopo la puntata di Report (Rai3): “Documenti in mio possesso fanno pensare che il colosso energetico non solo sapeva della maxi tangente ma che per il suo versamento aveva studiato con Malabu e Shell la migliore formula perché avvenisse senza lasciar tracce”.

Come pagare un miliardo senza che si venga a sapere il beneficiario

di Claudio Gatti, Il Sole 24 Ore

Come ho scritto nel mio post precedente, in risposta all’inchiesta di Report sulla possibile mega-tangente da oltre un miliardo di dollari che potrebbe essere stata pagata per l’acquisizione della licenza di esplorazione del campo petrolifero nigeriano OPL-245, ENI presenta una versione dei fatti che non rappresenta correttamente la realtà.

Nel suo sito, ENI scrive:

“Shell end Eni hanno sottoscritto accordi unicamente con il Governo Federale Nigeriano (Ministro della Giustizia, Ministro delle Finanze, Ministro del Petrolio e società di stato) e hanno versato il corrispettivo per la licenza, libera da qualsiasi onere e disputa, su un conto vincolato intestato al Governo Federale Nigeriano. Eni e Shell sono estranei ai flussi finanziari successivi alla corresponsione del pagamento fatto al Governo nigeriano in cambio del rilascio della licenza OPL245. Shell ed Eni non hanno sottoscritto alcun accordo commerciale con Malabu”.

Nel mio post ho invece riportato i testi di un’email del novembre 2010 da cui risulta evidente che l’operazione d’acquisto era stata costruita a tavolino in quei giorni da ENI assieme a Malabu, Shell e al governo nigeriano in una serie di incontri in cui erano stati definiti i termini dell’accordo e soprattutto i termini dei pagamenti. In particolare dalla mail si capiva chiaramente non solo che le modalità di pagamento erano state concordate con Malabu ma che Malabu aveva dettato le condizioni sul conto corrente da utilizzare e sul fatto che doveva essere un conto estero. L’idea di fondo era quella di garantire quella che in inglese si chiama deniability, permettere cioè a Eni e Shell di negare che il denaro pagato da ENI fosse destinato alla Malabu, la società dell’ex ministro del Petrolio Dan Etete.

L’ufficio stampa dell’ENI mi ha risposto con una mail di cui riporto qui i punti salienti:

“(Quelle) email coprono il periodo relativo al mese di novembre 2010, proprio al termine del quale, come già abbiamo avuto modo di spiegare, le trattative con gli advisor finanziari di Malabu si sono interrotte, dati anche i dubbi sull’azionariato di Malabu, incluse contestazioni da asseriti azionisti di Malabu stessa. In sostanza, tali email sono riferite a una potenziale transazione tra Eni, Shell e Malabu che non si è mai realizzata (…) Successivamente, nei primi mesi 2011, il Governo della Nigeria, per risolvere l’annoso contenzioso e promuovere finalmente lo sviluppo di un asset importante per la Nigeria, promosse verso Shell ed Eni una soluzione diversa (…) Si tratta di una transazione totalmente differente, del 2011. Pertanto il tuo riferimento alle mail citate del 2010 è erroneo e fuorviante”.

Se la soluzione studiata e poi adottata fosse stata diversa – nella sostanza e nel modo in cui è stata negoziata – e se avesse effettivamente portato all’esclusione di Malabu sarei assolutamente d’accordo con ENI.

Peccato che altri documenti interni di ENI in mio possesso lasciano chiaramente pensare invece che i negoziati con gli advisors di Malabu non si sono mai interrotti, che l’obiettivo delle due compagnie petrolifere era di trovare una soluzione che soddisfacesse Malabu senza far apparire il suo nome nelle carte prima ancora che il Governo nigeriano e che i funzionari di ENI e Shell erano consapevoli del fatto che il miliardo e rotti pagato da ENI era destinato proprio a Malabu.

Il continuo coinvolgimento di Malabu nei negoziati fino alla firma dell’accordo definitivo è dimostrato da una mail inviata il 20 aprile 2011 -– “nei primi mesi del 2011” appunto -– a Roberto Casula, il responsabile di ENI per la Nigeria. L’oggetto della mail: OPL-245 e gli incontri con l’AGF (Attorney General of Nigeria, il Ministro della giustizia nigeriano, Ndr).

Dalla “sintesi degli incontri” si legge che, oltre al Ministro e a funzionari di ENI e Shell, all’incontro dell’11 febbraio 2011 era stato presente un rappresentante di Malabu. All’incontro del 24 febbraio i rappresentanti di Malabu presenti erano stati due. A quello del 28 febbraio erano stati ancora due, così come a quello del 14 aprile. Su quest’ultimo incontro, riceve anche una breve nota riepilogativa dei verbali, che dice: “Discussa la nuova struttura contrattuale (…) Le varie parti hanno discusso la nuova struttura degli accordi, hanno concordato di fare 3 accordi separati e ne hanno discusso il contenuto. Le parti hanno trovato l’accordo sul testo finale… Prospettive future: I 3 accordi sono stati siglati dalle rispettive parti, le quali hanno in programma di stabilire la data per l’esecuzione dei contratti.”

Per quel che riguarda poi i beneficiari dei pagamenti di ENI e Shell una mail datata 7 marzo 2011 e spedita a Roberto Casula da un altro funzionario di ENI in Nigeria, Enrico Caligaris, dice:“Vi rimetto in allegato la versione (…) dell’Escrow Agreement (…). Faccio presente che (…) la bozza allegata non disciplina ancora il pagamento a FGN per Malabu in due tranche”.

Il file Word allegato contiene la bozza dell’Escrow Agreement (accordo di garanzia) che si stava studiando come modalità di pagamento per la licenza. Ecco cosa riporta la bozza ai punti C e D:

“C: In seguito al Resolution Agreement, NAE, per conto anche di SNEPCO, ha l’obbligo di bonificare sul conto Escrow la cifra di XXX milioni di dollari Usa a favore del FGN entro cinque giorni dalla data di esecuzione del Resolution Agreement.

D: La suddetta cifra sarà rilasciata dall’agente Escrow (la banca Ndr) a favore di Malabu per conto del FGN”.

In una mail spedita alle 17:27 del 30 marzo 2011 spedita dal funzionario dell’ENI Guido Zappalà al dirigente della Shell German Burmeister, ma andata in copia anche a Roberto Casula, Donatella Ranco (direttore responsabile delle negoziazioni di ENI) e vari dirigenti di Shell, si legge:

“In termini generali, la proposta di Shell di dividere l’RA (Resolution Agreement) in due parti separate, risponde seppur ancora parzialmente alle preoccupazioni di ENI(…)”

RA tra FGN (Federal Government of Nigeria) e Malabu -RA1

E’ previsto che FGN sia quello che paghi direttamente Malabu (…) FGN pagherà Malabu e il fatto che il denaro arrivi a FGN da NAE (la controllata nigeriana di ENI) è una questione separata trattata dal RA2. In generale, chiediamo di scollegare il più possibile RA1 da RA2, in modo tale che il completamento del RA2 non sia soggetto alla transazione prevista da RA1 (…)

RA tra FGN, NAE, SNUD, SNEPCO (2 controllate di Shell in Nigeria) – RA2

… Stiamo adesso valutando la nostra posizione e vi saremo sapere al più presto (…).”

Una mail datata 6 aprile 2011, inviata da Robert Casula a Donatella Ranco e avente come oggetto “Sintesi incontri 245”, dice:

“Al di là di una informativa per Claudio (Descalzi, Ndr) trasmetto un aggiornamento sintetico sugli ultimi incontri con le Autorità Nigeriane.

Lunedì 4 Aprile – Incontro Attorney General/Shell (Robison, Burmeister, Olafiminihan)/Eni (Casula, Ebohon) Shell ed Eni nelle settimane passate avevano discusso una nuova struttura di accordi con l’obiettivo di 1) evitare firma e pagamenti diretti con il Venditore (a causa delle criticità, al momento irrisolte, sorte sulla proprietà) (…)

Sono stati dunque consegnati i draft dei seguenti documenti: Reallocation Agreement (tra Federal Government, NAE e Shell), SNUD Resolution Agreement (tra Federal Government e Shell), Malabu Resolution Agreement (tra Federal Government e Malabu).

L’Attorney General ha preso atto senza obiezioni della nuova struttura”.

Quando parla del “Venditore”, il riferimento alle “criticità irrisolte, sorte sulla proprietà” conduce inequivocabilmente a ritenere che Casula si riferisca a Malabu, e non al Governo Federale. Avendo saputo dell’interesse di ENI e Shell per la licenza OPL-245, un presunto socio di Dan Etete in Malabu, il figlio dell’ex dittatore Abacha (che all’epoca della concessione originale della licenza era a capo del Governo di cui Etete era Ministro del petrolio) era infatti ricorso a un Tribunale nigeriano per fare valere il proprio diritto a una fetta della torta. Questa rivendicazione legale, o “claim” in inglese, aveva introdotto un’ulteriore complicazione in un negoziato già di per se’ molto difficile. Questa complicazione aveva sollevato le preoccupazioni di Michele De Rosa, capo dell’Unità Legale Anti-Corruzione dell’ENI, il quale, in una mail inviata il 19 aprile 2011, aveva chiesto “una serie di informazioni che si ritiene opportuno acquisire”. Tra queste, De Rosa chiedeva: “dettagli di scenario in relazione al claim sollevato dal presunto azionista, ovvero: cosa succede nel caso in cui nel periodo compreso tra la firma degli accordi e il rilascio della licenza venga emessa un’ingiunzione che blocchi l’operazione?”

La risposta, inviata il 26 aprile 2011 era stata la seguente:

“Dopo il rilascio della licenza e il pagamento a FGN, la transazione si sarebbe a questo punto completata quindi al presunto azionista non resterebbe che agire per ottenere l’annullamento della transazione conclusa; a detta del consulente esterno, il giudice avrebbe – in ipotesi – il potere discrezionale di annullare la transazione (i.e: sia quella tra Malabu e FGN che eventualmente quella tra FGN, SNEPCO e NAE) se la valutasse conclusa al fine di aggirare gli effetti dell’eventuale ingiunzione chiesta dal presunto azionista a tutela dei propri interessi”.

Insomma, anche l’Ufficio Anti-Corruzione dell’ENI era stato informato sui termini dell’accordo. E veniamo all’ultima serie email in data 28 aprile 2011, cioè il giorno prima della firma dell’accordo definitivo firmato tra ENI e Shell. Al mattino del 28 aprile, il responsabile di Shell German Burmeister invia una mail a Guido Zappala; e in copia a Donatella Ranco e Roberto Casula, in cui comunica che “il Ministro della Giustizia ci aspetta oggi alle 4 del pomeriggio per firmare. Puoi confermare che i tuoi sono pronti a farlo?”

Zappalà evidentemente chiede istruzioni alla Ranco e riceve una mail con la bozza della risposta da dare a Shell. Ecco cosa dice:

“Siamo pronti a partecipare all’incontro, ma vorremmo sottolineare alcune questioni rispetto alla possibilità di firmare oggi:

– saranno presenti e firmeranno l’accordo anche i Ministeri della finanza e del petrolio? Come sapete, sono necessarie anche le loro firme oltre a quelle del Ministro della Giustizia.

– Sarà presente anche Malabu? Il Resolution Agreement con Malabu deve essere firmato allo stesso momento, così come anche il Resolution Agreement di Shell. E’ previsto questo?”.

Insomma, tutti i documenti di cui sono ora entrato in possesso confermano quello che io sostengo da tempo nei miei articoli: il miliardo, 92 milioni e 40mila dollari pagato da ENI doveva solo transitare sul conto JP Morgan aperto dal Governo nigeriano essendo in realtà destinato a Malabu. L’unico pagamento destinato al Governo di Abuja per quella licenza è infatti consistito nei 207 milioni e 960mila dollari che, come recita il Contratto firmato tra ENI e Shell il 29 aprile 2011 (di cui ho copia), “rappresenta l’intero pagamento del Signature Bonus per l’acquisizione da parte di SNEPCO (controllata di Shell) e NAE di tutti i diritti del blocco OPL-245 e nessun altro pagamento è o sarà dovuto da Shell or NAE”.

Fonte: GradoZeroBlog

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